Un mese dopo l’inizio della guerra in Ucraina “la situazione resta di stallo, Putin non si accontenta, deve salvare la faccia, ma bisogna vedere cosa considera il minimo sindacale”. È l’analisi del presidente dell’Ispi Giampiero Massolo, secondo il quale questo dipende “dalla situazione sul terreno e da quanto lui ritiene possa ancora essere migliorata”.
Situazione di stallo
“La situazione a me pare complessivamente di stallo – dice – nel senso che la Russia si attendeva una campagna più agevole, non necessariamente rapidissima, ma anzitutto non le è riuscita la scommessa di portare dalla propria parte le forze speciali ucraine, mentre la resistenza di Kiev è molto rilevante”.
“Si è passati da una fase di blitzkrieg ad una di strangolamento, di pressione crescente e di occupazione territoriale a sud, a est e a nord, con bombardamenti indiscriminati, e questo non è insolito per i russi, con l’obiettivo di dare continuità territoriale al sud tra la Crimea e il Donbass, eventualmente estendendola verso ovest alla Trasnistria, per poi premere sulle città, Kiev, Kharkiv, le città portuali, Odessa”, spiega il presidente dell’Ispi.
E tutto questo, sottolinea, “richiede tempo: la Russia ne ha, ma non è illimitato, perché alla fine cominceranno fatalmente ad assottigliarsi gli approvvigionamenti, e a quel punto l’operazione richiederà un’escalation di bombardamenti”.
Serve negoziato realistico
In questo contesto, secondo MASSOLO, “si potrà avviare una forma realistica di negoziato, perché quello che abbiamo avuto finora non è attendibile, solo quando si troverà un equilibrio fra due elementi: tra l’ottica del Cremlino su quanto questa situazione potrà essere ancora migliorata e l’ottica degli aggrediti su quanto potranno ancora resistere per i loro diritti”.
Gli obiettivi sul campo perseguiti da Mosca sono anzitutto che Kiev “accetti una neutralizzazione alle condizioni dettate dal Cremlino, dunque poco armata e poco garantita”, oltre alla denazificazione, alla tutela della minoranza russa ed “all’accettazione del fatto compiuto in Crimea e Donbass”, ricorda MASSOLO.
Le condizioni della resistenza ucraina, d’altro canto, sono “speculari e mirano a fare sedere al tavolo della trattativa un Putin quanto più indebolito possibile, quindi salvaguardando Zelensky e l’attuale governo, difendendo la capitale e le principali città, ipotizzando una neutralità armata e garantita, non escludendo la prospettiva europea”.
Continuare ad armare gli ucraini
Dinanzi a obiettivi al momento così inconciliabili “è chiaro che lo stallo è destinato a prolungarsi, ammesso che il presidente russo non decida un’escalation del conflitto, per esempio usando, come temono gli americani, armi chimiche o biologiche ed estendendo il conflitto ad altre aree geografiche”, sostiene il presidente dell’Ispi, ex segretario generale della Farnesina ed ex direttore del Dis.
Qualora questo non si verifichi, “e speriamo che non si verifichi, l’ipotesi più plausibile è di uno stallo sul terreno, con una tregua precaria e l’esercito russo che occupa un terzo del territorio ucraino”.
In ogni caso, è l’analisi di MASSOLO, “i russi non vogliono accontentarsi, l’unico modo per poterlo fare è se dovessero constatare che progressi non sono possibili”.
E in questo scenario, chiosa, “non abbiamo altra scelta che continuare ad armare gli ucraini, altrimenti non solo verremmo meno ai nostri valori ma non serviremmo né gli interessi ucraini né i nostri”.








