«L’Italia è tornata», almeno secondo gli osservatori internazionali. Secondo Giampiero Massolo, presidente dell’Ispi, il sentimento emerso dopo il Consiglio europeo di giovedì e la conferenza stampa di Mario Draghi di ieri è questo e di questo ha parlato su La Stampa.
«Sarebbe ingeneroso disconoscere i risultati ottenuti dal governo precedente sul Recovery Fund», secondo Massolo infatti è «illusorio pensare che il peso del Paese sia cresciuto d’improvviso». Ma molto è dovuto anche al famoso ”effetto Draghi”, che «c’è, abbiamo ritrovato, nel breve volgere di qualche settimana, complice anche il fine regno di Angela Merkel e una leadership meno agevole del previsto di Emmanuel Macron, una centralità inconsueta».
Un protagonismo che si traduce «nell’autorevolezza di delineare i contenuti di un’agenda europea a tutto campo, sulla definizione di un’autonomia strategica dell’Ue tesa a irrobustire le dimensioni tecnologica, sanitaria, industriale, della difesa e sicurezza, come contributo al rafforzamento complessivo dell’Occidente». E si definisce «nello sviluppo di rapporti europei di partnership saldi, ma allo stesso tempo critici e attenti agli aspetti valoriali e ai rapporti di potenza, con i Paesi più problematici, dalla Cina alla Russia e alla Turchia».
Massolo scrive che, la linea di Draghi, mira a «una linea tesa a una non velleitaria riaffermazione della sovranità europea, attraverso la revisione delle politiche e dei meccanismi decisionali dell’Unione verso una loro maggiore efficacia. Soprattutto per l’Italia, se vorrà mantenere la propria ritrovata centralità in positivo, un problema di sostenibilità nel tempo, di efficientamento del sistema, di ristrutturazione economico-sociale complessiva».
«Una campagna vaccinale efficace e massiva, come un Recovery Plan ambizioso e lungimirante ne sono le premesse necessarie, ma non sufficienti. A evolvere dovrebbe essere soprattutto la nostra cultura politica: fino ad accettare che una assertività nazionale in Europa non è a scapito dell’interesse europeo e che d’altra parte la convinta partecipazione alle politiche europee non confligge con l’interesse nazionale. Siamo ancora abbastanza distanti», conclude il presidente dell’Ispi.








