Sulla prima pagina di La Repubblica, Paolo Gentiloni interpreta il trionfo dell’AfD in Sassonia-Anhalt come un segnale d’allarme per l’intera Europa.
A vincere, sottolinea, è un partito radicalmente nazionalista, che mette in discussione la cultura della memoria dell’Olocausto, propone politiche estreme sull’immigrazione ed è apertamente benevolo verso la Russia di Putin.
Un fenomeno che non riguarda più soltanto l’ex Germania orientale perché l’AfD sfiora ormai il 30% nei sondaggi nazionali.
Per Gentiloni, il voto tedesco assume particolare importanza poiché apre un lungo ciclo elettorale europeo.
Di fronte all’avanzata delle destre nazionaliste, le forze europeiste si trovano davanti a un bivio.
La prima strada è quella di inseguirle attraverso una sorta di “nazionalismo light”, attenuando il cordone sanitario e accettando un’Unione più debole e maggiormente centrata sugli interessi nazionali.
Una tendenza di cui si vedono alcuni segnali anche nel governo Meloni, soprattutto sulle politiche climatiche e sulla critica alla burocrazia di Bruxelles.
L’alternativa, che Gentiloni sostiene, è rilanciare l’integrazione europea: difesa comune, maggiore competitività, superamento del diritto di veto, finanziamento dei beni comuni e sostegno a una pace giusta in Ucraina.
In un mondo segnato dall’aggressività russa e dal progressivo disimpegno americano, sostiene l’ex commissario europeo, solo un’Europa più forte e più sovrana può difendere gli interessi dei suoi cittadini.
La sfida tra nazionalismo e integrazione europea sarà quindi uno dei temi decisivi delle prossime elezioni nel continente.








