“Ora è il momento di prendere delle decisioni. Non abbiamo più tempo”. E’ il richiamo fatto dal presidente dell’Ance Gabriele Buia in audizione alle Commissioni riunite Politiche dell’Unione europea e Bilancio del Senato. Secondo Buia, “non possiamo permetterci ancora una stagione di annunci e di slogan senza risultati, come già avvenuto per l’utilizzo dei fondi strutturali o della clausola europea per gli investimenti nel 2016”.
Occorre perseguire il binomio ‘progetti e risorse’, “evitando mille rivoli, mille programmi, mille piani di azione che non fanno che disperdere le risorse e rendere impossibile spenderle”, partendo invece dai progetti degli enti locali. E soprattutto, puntando a creare lavoro. Secondo il presidente dell’Ance, è necessario introdurre meccanismi strutturali di accelerazione della spesa, rafforzare la capacita’ amministrativa e il taglio dei tempi morti della burocrazia. Il dl semplificazioni non ha centrato l’obiettivo mentre il piano ItaliaVeloce rischia di non poter essere realizzato.
In primis – secondo Buia – bisogna togliere burocrazia, tagliando “rapidamente e senza tentennamenti i troppi centri decisionali”. Poi occorre “mettere fine alla giungla dei programmi e delle procedure ministeriali (12 in totale!) e alla babele dei pareri e veti incrociati delle amministrazioni centrali e locali nell’attivazione delle risorse creando un unico canale di finanziamento”.
Le risorse – ha spiegato – vanno assegnate entro un tempo limitato e certo; l’opera deve essere avviata entro un termine perentorio pena la perdita dei finanziamenti e realizzata secondo un cronoprogramma definito e vincolante, attivando meccanismi premiali, in termini di ulteriori finanziamenti a tassi di favore, per quelle stazioni appaltanti che riescono effettivamente a contabilizzare i lavori in tempi rapidi. L’Ance propone un grande piano di manutenzione del territorio e delle infrastrutture esistenti; un grande piano di rigenerazione urbana, da almeno 5 miliardi di euro; un piano industriale per la digitalizzazione delle costruzioni e della Pa; una politica fiscale strutturale che favorisca la riqualificazione urbana, l’economia circolare e l’efficienza energetica; nuove politiche attive del lavoro








