«A più di sei mesi dall’Accordo raggiunto in Europa, la proposta di Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) elaborata dal Governo non appare in grado di delineare un progetto strutturale e organico di trasformazione e di rilancio del Paese». A lanciare l’allarme è il presidente dell’Ance, Gabriele Buia, in occasione di un’audizione alla Camera sulle risorse del Recovery Fund.
«Così come concepito finora, infatti, il Piano si limita ad elencare una serie di linee di intervento, alle quali vengono assegnate somme più o meno importanti, ma senza individuare un metodo di lavoro e i passaggi necessari per arrivare a quelle riforme strutturali che l’Europa ci chiede e che il nostro Paese aspetta da decenni. Riforme indispensabili per riuscire a cogliere il reale spirito del programma Next generation EU e dunque per porre le basi per un Italia diversa, equa, sostenibile, digitale, rinnovata e con una PA efficiente: necessaria se si vuole crescere».
La superficialità del lavoro finora realizzato non permette una programmazione seria e una visione di Paese da qui ai prossimi anni. «L’Europa ci ha chiesto un progetto per le nuove generazioni, il risultato è, per ora, per lo più una raccolta di idee e di programmi non coordinati tra loro che difficilmente potranno innescare quel percorso di crescita e benessere di cui il nostro Paese ha disperato bisogno. Siamo infatti tutti consapevoli che questa partita decisiva per il nostro futuro e soprattutto per quello delle nuove generazioni si deve giocare per vincere e non solo per non perdere. Occorrono quindi decisioni immediate, lungimiranti e coraggiose in grado di mettere al centro della nostra azione la creazione di lavoro e nuove opportunità di sviluppo e di crescita sociale ed economica. Servono scelte in grado di eliminare le incrostazioni amministrative e le vecchie prassi che ci impediscono da anni di crescere e va anteposto il benessere collettivo agli interessi di parte. I nostri mali li conosciamo bene: è giunta l’ora di rimboccarci le maniche e di trovare insieme quelle soluzioni che possono veramente invertire la rotta e tornare a creare un clima di fiducia nel Paese».
Secondo Buia, il settore delle costruzioni risulta centrale nel Recovery Fund, ma spiega che con l’attuale modello di regole la metà delle opere previste non potrebbe essere realizzabile nei tempi previsti. «Cominciamo quindi col dire che il settore delle costruzioni può e deve svolgere un ruolo centrale per la realizzazione del Piano. E non a caso è protagonista materiale di gran parte delle linee di intervento individuate, per il raggiungimento degli obiettivi fissati in termini di sostenibilità, di coesione sociale e di rilancio dell’economia. Di conseguenza al settore delle costruzioni vengono destinate circa la metà delle risorse complessive previste da Piano. Ma è bene chiarire che con le regole e il modello decisionale attualmente in vigore, meno del 50% del Piano potrà essere realizzato».
Il punto centrale, secondo il presidente dell’Ance, è quello che riguarda la Pubblica Amministrazione. Serve una riforma generale per rendere più efficiente il ruolo degli enti pubblici. «Intanto, la proposta presentata dal Governo non spiega come intende realizzare concretamente il Piano, considerando la scarsa capacità di spesa dell’amministrazione pubblica. Non ci sono indicazioni chiare su quali siano i progetti disponibili e su come si intenda agire per assicurare piena funzionalità ed efficienza a una PA ormai depotenziata, a corto di professionalità e fortemente disincentivata. Viene quindi da chiedersi come si intenda far fronte all’annosa carenza progettuale dell’amministrazione pubblica nazionale e locale che rischia di inficiare l’intera efficacia del Piano. Occorre dunque una riforma strutturale del processo decisionale della PA e interventi volti a garantirne l’efficienza proponendo ingresso di nuovo capitale umano di elevate competenze o a promuovere convezioni per il reperimento esterno delle professionalità necessaria».
Buia conclude chiedendo rapidità di intervento e tre linee di intervento per utilizzare il Recovery Fund nella maniera più utile ed efficace possibile. «Se non si procederà in tal senso rapidamente, le risorse disponibili rischiano di rimanere ancora una volta sulla carta. E di conseguenza, secondo le stime dell’Ance, la maggior parte del Piano non potrà essere attuato entro i termini previsti dall’Europa (fine 2026). Basti pensare che grazie alle regole e alle procedure attuali, nel nostro Paese servono circa 5 anni per realizzare, collaudare e rendicontare opere inferiori a 1 milione di euro e più di 15 anni per le grandi opere (oltre 100 milioni di euro). Se non interveniamo subito e cambiamo radicalmente il sistema, rischiamo ancora una volta di non riuscire a utilizzare i finanziamenti. Gli ultimi anni sono costellati di esempi di questa incapacità: dopo 7 anni, abbiamo speso solo il 6% del Fondo Sviluppo e Coesione e il 40% dei Fondi strutturali europei; della legge di bilancio 2017 a Dicembre del 2020 sono state bandite le gare per utilizzare le risorse disponibili. E si badi bene: bando non vuol dire cantiere. Tra la pubblicazione di un bando e l’apertura di un cantiere passano anni. Per non correre questo rischio, è necessario dunque individuare i passi da compiere in tempi rapidi. Tre linee di intervento: metodo di governance; Procedure snelle e un quadro di risorse disponibili e immediatamente spendibili; Programmi prioritari».








