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Gabriele Buia, delegato Confindustria: «Per il Piano casa serve una cabina di regia e lotta alla burocrazia»

“Una necessità per il Paese e non solo per il sistema industriale, per dare risposte alla grande emergenza abitativa e aumentare la competitività. Come Confindustria abbiamo sostenuto la necessità di un piano casa dall’inizio della presidenza Orsini e abbiamo presentato al governo un progetto un anno fa di fatto, un piano di politica economica per rilanciare lo sviluppo del Paese. Bene che la premier Giorgia Meloni abbia annunciato un progetto per 100mila alloggi in dieci anni. Ora si tratta di realizzarlo, affrontando i due argomenti principali che possono rappresentare un ostacolo: la burocrazia e la disponibilità delle risorse.”

Su questi argomenti Gabriele Buia, delegato di Confindustria per il Piano casa, avanza una serie di proposte: “Innanzitutto occorre al più presto creare una cabina di regia dove siano presenti tutti gli attori della filiera che sono coinvolti nel progetto, dal governo, alle Regioni, società partecipate pubbliche proprietarie di immobili, il mondo imprenditoriale. Con i tempi attuali della burocrazia, le norme urbanistiche in vigore, le divisioni di competenze, senza un coordinamento centrale per arrivare ad un risultato servirebbero anni, molto più di dieci.”

Le risorse sono determinanti: migliaia di alloggi, in tutto il Paese. Come trovarle? Si dovrà mobilitare capitale privato? E con quale formula? “Il piano, come abbiamo previsto nel nostro progetto, dovrà coinvolgere soggetti pubblici e privati. Per un target così ambizioso occorreranno parecchi miliardi. Oltre alle risorse già stanziate dal governo bisognerà ricorrere a vari canali di finanziamento: attingere a fondi internazionali pazienti, che facciano un investimento a lungo termine, con tassi compatibili con la costruzione di un housing sociale. Bisogna attingere anche alle risorse europee, il Piano per gli alloggi sostenibili della Commissione Ue è fondamentale come canale di finanziamento. Ma come Paese abbiamo un asset rilevante che è il risparmio degli italiani: oggi la quota complessiva è di 5.500 miliardi, sui conti correnti ci sono fermi 1.500 miliardi. Si tratterebbe di mobilitarli, con operazioni di cartolarizzazione immobiliare, con una garanzia fornita dallo Stato, che possa agire da leva. Penso alla Sace o alla Consap, che già oggi garantisce i mutui per le giovani coppie. Con il volano della garanzia pubblica si potrebbero avere a disposizione risorse consistenti, a tassi calmierati. Inoltre l’esperienza già acquisita in passato dimostra che una eventuale sofferenza sarebbe di pochi punti percentuali, ampiamente colmabile. La garanzia statale, secondo la proposta di Confindustria, servirebbe esclusivamente per operazioni di housing sociale e studentati. Oltre ai risparmi degli italiani occorre attrarre anche risorse di investitori istituzionali.”

La presidente del Consiglio ha detto che nelle prossime settimane coinvolgerà le parti sociali e che il lavoro si è avviato con la collaborazione di corpi intermedi come Confindustria. Su quale priorità insisterete? L’urgenza dei tempi? “Il problema abitativo oggi è molto forte, impatta sulla competitività e sulla tenuta sociale del Paese. Il costo dell’affitto per un’abitazione non deve incidere più del 30% sulla busta paga di un lavoratore: un onere maggiore impedisce la mobilità territoriale in alcune zone a più alta densità abitativa, è un blocco sui progetti futuri delle persone. Un elemento che pesa sul mismatch tra domanda e offerta di lavoro, che penalizza l’attrazione dei lavoratori da altri Paesi. Ma ripeto, il problema è più ampio, non riguarda solo il mondo dell’impresa, ma il benessere complessivo e la tenuta sociale del Paese. Bisogna accelerare il più possibile.”

Non tutta l’Italia è nelle stesse condizioni: quali sono le zone più penalizzate? “Nel nostro piano abbiamo identificato una mappa, i grandi distretti del Nord soffrono di più per questo problema, ma anche alcune aree del Sud. Il problema dell’abitazione va affrontato coinvolgendo anche il tessuto imprenditoriale territoriale. Ma è imprescindibile una cabina di regia nazionale che abbatta la burocrazia, per essere rapidi. La riforma del Titolo V della Costituzione ha affidato alle Regioni il compito della pianificazione territoriale. Ma poi ci sono i piani urbanistici comunali, i vincoli delle Sovrintendenze sugli immobili pubblici che abbiano oltre 50 anni. Per attuare il piano non si tratterebbe solo di costruire ex novo, ma di utilizzare immobili esistenti, riqualificandoli. Pertanto è fondamentale rimuovere tutti gli ostacoli di natura urbanistica e amministrativa. E quindi va avviata al più presto, ribadisco, una cabina di regia presso Palazzo Chigi se si vuole realizzare il piano casa nei tempi più rapidi possibile, per dare una risposta a quella che già oggi è una vera e propria emergenza.”

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