I Pm lascino stare gli scioperi. Così Franco Coppi, il più illustre penalista d’Italia, sessantadue anni passati tra le aule dei tribunali, intervistato da Antonio Rossitto per La Verità del 17 febbraio sull’iniziativa delle toghe contro la riforma della giustizia. «Ho insegnato anche all’università. Fino a quando lo Stato ha deciso che non ero più capace farlo e mi ha mandato in pensione».
Le ha viste tutte, ormai. È ricominciata l’eterna battaglia tra politica e toghe? «È una polemica che, nel tempo, ha avuto alti e bassi. C’è sempre stata, però. Oggi forse è più accentuata, anche perché i temi si sono moltiplicati. Ma non m’ha colto di sorpresa, ecco». È inevitabile? «Bisognerebbe stabilire esattamente i confini. Se la magistratura si muove all’interno di quei limiti, il suo lavoro non diventa sindacabile. Che poi possa sbagliare, fa parte della giustizia umana, esposta all’errore».
L’ultimo scontro è stato sul rimpatrio del generale libico, Osama Njeem Almasri: sono indagati Giorgia Meloni, due ministri e un sottosegretario. «Cosa ce ne facevamo in Italia di questo signore? L’abbiamo rispedito al suo Paese. Se lo tengano pure lì». Il governo ha fatto bene, allora? «Secondo me, sì». Nel caso Open Arms l’avvocato del vicepremier, Matteo Salvini, è una sua allieva: Giulia Bongiorno. Insieme, avete difeso Andreotti nel «processo del secolo». «Mi sembra che sia stata molto efficace, tanto è vero che hanno assolto Salvini».
«A me comunque interessa, quando entro in tribunale, trovare giudici intellettualmente onesti. Poi, possono capitarne di preparati o meno preparati, di corretti o meno corretti».
Il premier vuole riformare la giustizia per «liberare la magistratura dal controllo delle correnti politicizzate». «Questo problema m’ha sempre lasciato abbastanza indifferente. Che litighino fra loro, m’interessa poco. Devono giudicare in un processo. Per il resto, facciano quello che gli pare».
La separazione delle carriere è già stata approvata alla Camera. «Dal punto di vista teorico si possono trovare diecimila ragioni per legittimarla, ma quali problemi consentirebbe di superare? Assicura davvero una maggiore indipendenza del giudice rispetto al pubblico ministero?». I sondaggi, però, confortano il governo: per due italiani su tre è auspicabile. «Effettivamente, c’è un’attesa molto diffusa. È stata presentata molto bene. L’indipendenza del giudice e la parità tra accusa e difesa sono temi che fanno breccia nell’opinione pubblica. Ma io la vedo in maniera un po’meno drammatica». Sintetizzando: è utile, ma non decisiva. «Esatto».
Cosa sarebbe determinante, invece? «In questi giorni mi sono stati chiesti patrocini in Cassazione per reati commessi nel secolo scorso». La durata dei processi, quindi. «Certo. Tra l’altro, tutti pensano sempre al poveretto che resta in attesa per un’eternità. Nessuno, però, si concentra sulle vittime: anni e anni per vedere riconosciuto un diritto. Immagini la vedova di una vittima in un incidente stradale. Continua ad aspettare il risarcimento, mentre magari il morto era l’unica fonte di guadagno per la famiglia».








