“Rassemblement National non ha neppure un chiaro programma economico, a parte le pensioni a 62 anni e il taglio delle prestazioni sociali agli stranieri”
Una vittoria di Marine Le Pen nelle elezioni presidenziali francesi del 2027 resta virtualmente impossibile, soprattutto in caso di ballottaggio fra la rappresentante del Rassemblement National e il candidato di centro-destra Édouard Philippe ma comunque rischierebbe di peggiorare la già fragile situazione dei conti pubblici transalpini.
È quanto emerge da una analisi dell’osservatorio di Oxford Economics che ricorda come il RN non ha ancora una chiara piattaforma economica, sebbene la candidatura di Le Pen rafforzerà probabilmente la sua ala più interventista e populista.
Di qui il rischio di un peggioramento del bilancio pubblico, nonostante il partito abbia abbandonato le sue idee più radicali, come l’uscita dall’euro.
Una presidenza Le Pen – osserva Oxford Economics – si troverebbe ad affrontare notevoli ostacoli.
“La probabile mancanza di una maggioranza assoluta nell’Assemblea Nazionale, unita alla già fragile situazione di bilancio della Francia e al maggiore controllo del mercato, limiterebbe la possibilità un programma di aumento del deficit” che quest’anno dovrebbe attestarsi al 5,1% del Pil “ma al tempo stesso sarebbe probabilmente fuori discussione un consolidamento significativo dei conti pubblici” lasciandoli orientati verso un trend di aumento continuo del debito.
In caso di un fronte comune con gli altri partiti di centro destra per raggiungere una maggioranza in parlamento, il Rassemblement National “si concentrerebbe invece sulle sue principali promesse anti-immigrazione, con una certa flessibilità sul fronte economico, che non è mai stato il suo punto di forza”.
Il programma del 2022 della Le Pen prevedeva tagli concentrati principalmente sulla riduzione delle prestazioni sociali per stranieri e immigrati, insieme a una nuova tassa sulla “ricchezza finanziaria”.
All’epoca, stime indipendenti suggerivano che le misure proposte avrebbero aggiunto circa 100 miliardi di euro al deficit francese: in materia di pensioni, probabilmente la questione più importante per le finanze pubbliche, la leader del RN ora vuole mantenere l’età pensionabile a 62 anni, annullando completamente la riforma pensionistica di Macron del 2023.
Nel complesso, osserva Oxford Economics, sebbene RN sembri ora accettare la necessità di ridurre il deficit al di sotto del 3% del PIL, non ha ancora delineato nemmeno un primo passo verso il raggiungimento di tale risanamento fiscale.
In tale scenario, gli spread dei titoli di Stato francesi probabilmente aumenterebbero anche se Oxford Economics dubita “che salirebbero molto oltre i massimi recenti, poiché la probabilità di una vittoria presidenziale di estrema destra è già in parte incorporata nei rendimenti attuali”.
Peraltro – si ricorda – anche un aumento moderato indebolirebbe la sostenibilità del bilancio di Parigi, che – a differenza dell’Italia – non registra un surplus primario dal 2002.
Nella sua analisi l’osservatorio britannico ricorda come le prospettive elettorali di Jordan Bardella fossero migliori di quelle della stessa Le Pen che al momento si propone comunque come la candidata più ‘votabile’ nel primo turno delle presidenziali del 2027.








