Da questo momento Giorgia Meloni sarà attesa alla verifica dei fatti, dovrà dimostrare di saper portare l’Italia fuori dalla «tempesta».
Perché è vero che eredita una situazione interna e internazionale di cui non porta responsabilità, ma questo è il tempo che le è dato di vivere da presidente del Consiglio.
E nel suo discorso per la fiducia – commenta Francesco Verderami sul Corriere della Sera – ha mostrato di avere piena coscienza degli enormi problemi da affrontare.
Li ha approcciati con un lessico all’apparenza nuovo e che invece è il tradizionale linguaggio della politica, a cui da molti anni il Parlamento non era più abituato.
Si è ancorata a un sano pragmatismo, che è una presa d’atto del principio di realtà.
E in questo senso non solo ha messo da parte le parole d’ordine della campagna elettorale ma ha anche messo in riga gli alleati, che avevano già preso a sfogliare il libro dei sogni.
Insomma, Meloni è parsa calarsi subito nel ruolo. Quello cioè di premier di un Paese fondatore dell’Europa, legato saldamente al blocco occidentale, con le responsabilità e gli impegni che deve mantenere.
Ma il punto – continua Verderami – è che da ieri è presidente del Consiglio di tutti gli italiani e dovrà rappresentarli nel Paese e nel Palazzo. Da oggi Meloni sarà chiamata al duro mestiere di governare.
E si vedrà come gestirà i dossier, se avrà la capacità di trovare soluzioni, di comporre mediazioni, di evitare passi falsi.
A Roma come a Bruxelles nessuno le farà sconti. Di sicuro non ne faranno le opposizioni. Anche se gli ostacoli maggiori per la premier potrebbero venire dall’interno della coalizione di centrodestra, riottosa ad accettare il suo primato e dove c’è chi aspetterà il momento opportuno per tentare di prendersi una rivincita.








