Riportiamo di seguito l’intervento integrale di Francesco Profumo, presidente di ACRI, in occasione del XXV Congresso Nazionale delle Fondazioni di origine bancaria e delle Casse di Risparmio SPA dal titolo “Lungo le strade dell’Uguaglianza” che si è tenuto a Cagliari.
Buongiorno a tutti e grazie per aver deciso di essere qui con noi oggi al XXV Congresso Nazionale delle Fondazioni di origine bancaria e delle Casse di Risparmio Spa, che si svolge sotto il patrocinio della Camera dei Deputati.
Questo evento, organizzato ogni tre anni da Acri, era inizialmente programmato nel 2021, ma a causa della pandemia siamo stati costretti a posticiparlo. Non volevamo che si tenesse con collegamenti da remoto, perché eravamo e siamo convinti che la possibilità di incontrarci e di condividere momenti di riflessione sia ancora un’esperienza insostituibile a cui non vogliamo rinunciare.
Benvenuti, quindi, al Congresso Acri alle Autorità, ai rappresentanti delle Associate e a tutti gli Ospiti!
Ringrazio i Relatori che sono intervenuti a questa cerimonia inaugurale, quelli che animeranno la sessione di oggi pomeriggio, dedicata alle Fondazioni, e quella di domattina, dedicata alle Casse Spa.
Grazie, infine, a Fondazione di Sardegna e al Presidente Cabras, per averci fortemente voluto ospitare qui a Cagliari, città che ci accoglie in questi giorni, mostrandoci alcune delle sue meraviglie.
Perché parliamo di disuguaglianze
“Lungo le strade dell’Uguaglianza” è il titolo di questo Congresso.
Quasi due anni fa, Acri ha avviato un percorso partecipato di riflessione sul tema del contrasto delle disuguaglianze, che abbiamo voluto chiamare “Dialoghi sull’Uguaglianza”, proprio perché era nostra intenzione approfondire la problematica e mettere l’accento sulle buone pratiche che sono già attive per contrastarle.
Voglio ringraziare tutti coloro che hanno partecipato a questa iniziativa, per il contributo che hanno portato: la pluralità dei punti di vista su questo tema è davvero preziosa. Una fotografia di questo percorso è contenuta nel libro “Le parole dell’uguaglianza”, appena pubblicato da Donzelli, che avete ricevuto all’ingresso.
L’aspetto principale, su cui tutti hanno concordato, è che, acuite dalla pandemia, negli ultimi anni le disuguaglianze nel nostro Paese sono sensibilmente aumentate.
Se, sul finire del secolo scorso, l’accelerazione del processo di globalizzazione ha favorito la riduzione della disuguaglianza su scala globale, facendo uscire dalla condizione di povertà alcuni dei paesi allora definiti “emergenti”, con il passare degli anni ci siamo, però, resi conto che al decrescere delle diversità tra gli stati, riprendevano ad aumentare quelle all’interno dei singoli paesi, a partire dal nostro.
Parliamo oggi di disuguaglianze territoriali, tra Nord e Sud del Paese, tra grandi città e aree interne; disuguaglianze di genere, in termini salariali, di opportunità di lavoro, di possibilità di carriera; disuguaglianze sociali, tra garantiti e non, per le diverse forme di contrattualizzazione del lavoro; disuguaglianze generazionali, tra giovani e adulti, a causa di una mobilità sociale da anni bloccata; disuguaglianze di diritti, tra chi nasce nel nostro Paese e chi qui decide di venirci a vivere.
Per troppo tempo, qualcuno ha pensato che sarebbe bastato il solo sviluppo economico per sanare le imperfezioni del sistema. Sembrava ci fossimo quasi assuefatti a un certo tasso irrinunciabile di disuguaglianza e che a parlare di uguaglianza fossero rimasti solo pochi utopisti e sognatori.
Questo perché per troppo tempo, sviluppo e sociale sono stati considerati separatamente.
Per troppo tempo, è stata dominante una visione che voleva che i due termini fossero al più collegati da un rapporto di causa-effetto: la crescita economica di un territorio e la creazione di posti di lavoro avrebbero progressivamente fatto crescere il capitale umano e sanato le disuguaglianze della società.
Ma non è stato affatto così. Ci siamo finalmente resi conto che, se non vogliamo produrre uno sviluppo fragile e superficiale, le due cose devono andare di pari passo. Per realizzare una crescita radicata e duratura, dobbiamo contestualmente alimentare la coesione sociale, attraverso il protagonismo delle comunità.
Perché siamo finalmente tutti consapevoli che la disuguaglianza, a lungo andare, non è solamente ingiusta, ma anche portatrice di una complessiva inefficienza dell’intero sistema. Se un Paese non è in grado di far partecipare tutti i suoi cittadini al progresso della società, significa che sta minando le basi della sua stessa crescita.
Se precludiamo, nei fatti, la possibilità a tutte le donne di partecipare attivamente al mondo del lavoro, non stiamo solo negando un loro diritto, stiamo privando l’intero sistema di un apporto insostituibile di idee ed energie.
Se precludiamo ai giovani – a tutti, indipendentemente dal luogo e dalla famiglia in cui nascono – la possibilità di accedere a un’istruzione di qualità, di scoprire e mettere a frutto il loro potenziale, stiamo privando l’intero sistema di una fondamentale spinta all’innovazione, rinunciando al concorso di risorse fondamentali per immaginare il futuro.
Se precludiamo la possibilità di avviare percorsi stabili lavorativi e di vita, se non rendiamo accessibili per tutti cultura e bellezza, se non ci facciamo carico di “rimuovere gli ostacoli” che negano l’uguaglianza, stiamo condannando il nostro Paese non solo a non crescere, ma a regredire: stiamo minando il futuro della nostra comunità, stiamo creando la povertà e le disuguaglianze di domani!
Ora, il tema delle disuguaglianze sembra finalmente essere al centro del dibattito pubblico e dell’attenzione della politica.
Nell’affermarsi di questa nuova consapevolezza collettiva è stato determinante il contributo dei 17 Sustainable Development Goals delle Nazioni Unite, che hanno offerto a tutti un’utilissima matrice per inquadrare in maniera uniforme una varietà di interventi, che tutti insieme concorrono allo sviluppo sostenibile del Pianeta.
Anche il Presidente della Repubblica, nel suo recente discorso di insediamento, ha voluto richiamare con nettezza questo nesso cruciale tra disuguaglianza e crescita, puntando sul tema della dignità, che deve essere la stella polare per orientare ogni politica.
Dobbiamo, infatti, riuscire a tenere insieme, da un lato, la promozione e la crescita dell’innovazione, dall’altro, dobbiamo accompagnare le fragilità della nostra società. Perché un Paese prospera solo se c’è equilibrio tra le sue parti, tra chi cresce e chi fa fatica: questa è l’uguaglianza che vogliamo e di cui abbiamo assoluto bisogno.
La cultura dell’Uguaglianza
Le Fondazioni di origine bancaria stanno festeggiando i primi trent’anni di attività.
Nate dalla Legge Amato del 1990, hanno visto definita con esattezza la loro missione e il loro ruolo dalla Legge Ciampi del 1999. Questa legge conteneva un’intuizione che si è rivelata cruciale nel tempo: alle Fondazioni è stato affidato il duplice compito di perseguire fini di utilità sociale e, insieme, di promozione dello sviluppo economico.
L’aver tenuto insieme sociale e sviluppo fu un’intuizione lungimirante, che ha sempre orientato il modo di operare delle Fondazioni sul tema delle disuguaglianze. Questo si traduce nella pratica quotidiana delle Fondazioni che promuovono contemporaneamente startup ed empori solidali, ricerca scientifica e spazi di aggregazione, alta formazione e inserimento lavorativo.
Perché, è bene ricordarlo, la missione delle Fondazioni non è rispondere alle emergenze. Anche se, quando ce n’è stato bisogno, lo hanno sempre fatto con tempestività. Gli esempi più recenti sono le iniziative straordinarie messe in campo all’esplodere della pandemia, quando le Fondazioni hanno stanziato ingenti risorse in brevissimo tempo per le più urgenti necessità sociali e sanitarie, mettendosi al fianco delle autorità mediche e delle organizzazioni del Terzo settore.
O come sta avvenendo in questi tragici giorni, sostenendo l’attività delle Ong impegnate nell’assistenza dei profughi dall’Ucraina.
Ma la missione delle Fondazioni non è rispondere alle emergenze.
Le Fondazioni non intendono curare “a valle”, ma intervenire “a monte”. Lavorano per contrastare le disuguaglianze di domani.
Lo fanno utilizzando diversi strumenti, a seconda delle esigenze: erogazioni assegnate tramite bando, cofinanziamenti, progetti propri, attività di accompagnamento, mission related investment, finanza sostenibile, impact investing, e tanti altri.
Lo fanno senza volersi sostituire al Pubblico, ma, secondo il principio di sussidiarietà, sperimentano soluzioni innovative per il bene comune, che possano ispirare policy più ampie e durature.
Lo fanno costruendo vasti e inediti partenariati, che riuniscono Istituzioni, Terzo settore, cittadini.
Lo fanno avendo a mente un obiettivo ben preciso: al di là e ben oltre la quantità di risorse stanziate, il cuore dell’intervento delle Fondazioni sta nel voler diffondere una cultura della partecipazione e della responsabilità.
Al centro ci sono i valori che in questi anni le Fondazioni hanno condiviso e, con la loro azione, hanno contribuito a diffondere nel Paese.
E i valori che ispirano l’attività delle Fondazioni sono quelli alla base della nostra comunità nazionale, che sono il cemento della nostra democrazia: solidarietà, pluralismo, uguaglianza. Quest’anno ricorre un triste anniversario. Esattamente cento anni fa nel nostro Paese si aprì la terribile fase del regime fascista, in cui tutti questi valori vennero calpestati e sistematicamente negati.
Per un ventennio qualsiasi forma di pluralismo e di partecipazione venne bandita e perseguitata.
Fu solo la lotta di Resistenza a permetterci di voltare pagina e la nuova stagione repubblicana è stata inaugurata da un testo visionario, che ancora continua ad essere il fondamento della nostra democrazia: la Costituzione.
In questo testo, il valore dell’uguaglianza e della solidarietà è stato espresso in maniera cristallina.
I costituenti non si limitarono, però, alla mera enunciazione di un principio, ma intesero esplicitare l’obiettivo di una concreta realizzazione dell’uguaglianza, attribuendone espressamente il compito alla Repubblica, ovvero a tutti noi.
È per questo che anche le Fondazioni, insieme a tanti altri soggetti che compongono la nostra società, si sentono responsabili e in prima linea e da trent’anni ritengono doveroso contribuire con competenze e risorse – a far sì che il principio di uguaglianza si realizzi in pratiche concrete.
Come sono riuscite le Fondazioni a tradurre i principi in pratiche, dando vita a una cultura condivisa tra soggetti diversi?
Esse sono infatti organismi autonomi, frutto di storie molto differenti, hanno dimensioni e radicamento territoriale estremamente variegato.
Sono espressione di sensibilità diverse. Sono amministrate da uomini e donne tra loro lontani per formazione, professione, idee e visioni.
Da tutta questa varietà, come possono nascere una cultura e un insieme di valori condivisi?
Come si è formato in questi trent’anni un sistema di idee che sopravvive alle persone che pro tempore amministrano le Fondazioni?
Ritengo ci siano almeno 5 elementi che hanno contribuito a formare questo comune sentire.
Innanzitutto, la governance. Sapientemente, il Legislatore ha stabilito che a guidare le Fondazioni fosse una pluralità di soggetti di provenienza molto variegata.
Negli Organi delle Fondazioni si incontrano rappresentanti di diverse anime della comunità, espressione di sensibilità diverse, che sono chiamati a produrre una sintesi per il bene del loro territorio.
Questo esercizio delicato e faticoso sedimenta un comune sentire, che diventa un riferimento per gli anni successivi.
Poi c’è il dialogo costante con i territori. Le Fondazioni non intervengono mai da sole. Il loro ruolo è quello di essere costruttori di ponti, per facilitare l’attivazione di partenariati tra pubblico e privato, nonché tra profit e non profit.
I progetti delle Fondazioni sono sempre il frutto di un lungo processo di condivisione tra tantissimi soggetti diversi. Questo concorre a far sì che il modo di operare, il rigore nell’attuazione e l’attenzione alla sostenibilità diventino una pratica diffusa nei territori, fino ad essere ormai percepiti come standard irrinunciabili.
In terzo luogo, negli anni le Fondazioni hanno imparato ad essere estremamente rigorose nei criteri e nelle procedure di selezione dei progetti da sostenere, anche perché la domanda è sempre superiore all’offerta, per la vastità dei bisogni delle comunità.
Per questo, negli anni le Fondazioni hanno innovato il loro modello organizzativo, al fine di potersi orientare verso una sempre maggiore capacità di “ascoltare” ma anche di “interrogare” i territori, dimostrandosi propositive ma anche capaci di rispondere in maniera mirata al mutare degli scenari.
Quarto elemento è che questa esperienza ha consolidato una propensione all’innovazione che ormai contraddistingue l’operare delle Fondazioni. In quanto soggetti privati, esse possono sperimentare soluzioni mai provate, potendosi concedere, a volte, anche di sbagliare.
Perché più che a dare risposte nuove a domande vecchie, le Fondazioni sono chiamate a fare sempre nuove domande, contribuendo a far emergere, oltre ai bisogni, anche aspirazioni e desideri, ovvero la visione di futuro insita in ogni comunità.
Da ultimo, non per importanza, un ruolo determinante l’ha svolto l’Associazione. In questi anni Acri è stato un luogo vivo di scambio e confronto, una casa in cui tutte le Associate partecipano attivamente, in un costante processo di apprendimento reciproco e di occasioni per mettersi in discussione.
Questo, senza dubbio, ha contribuito ad accelerare un percorso virtuoso di rinnovamento di tutti i membri. Un esempio su tutti è il Protocollo Acri-Mef del 2015, che è stata una pagina cruciale nella storia delle Fondazioni italiane.
In questo processo, importantissimo è stato il ruolo di chi ha guidato l’Associazione per tanti anni, con un piglio e una visione che continua ancora a ispirare tutti noi. È doveroso, quindi, rinnovare il nostro attestato di stima e di gratitudine all’avv. Guzzetti.
A chi ha condiviso con me l’onere di guidare Acri in quest’ultimo triennio va la mia sincera gratitudine. Ringrazio i colleghi Vicepresidenti: Gerhard Brandstätter, che rappresenta le Casse di Risparmio, Paolo Cavicchioli, che ha la delega alle Consulte territoriali, Giuseppe Morandini, che segue i rapporti istituzionali, Luigi Salvadori, con delega agli affari europei.
Grazie per quello che avete fatto e che fate.
Insieme a loro, ringrazio tutti gli Organi di Acri: il Comitato esecutivo, il Consiglio, il Comitato Spa, il Comitato piccole e medie Fondazioni per il lavoro svolto, nonostante il complicatissimo biennio della pandemia.
Voglio poi ricordare il lavoro prezioso e costante svolto dalle Commissioni tematiche in seno all’Associazione. Sono luoghi di reale confronto e condivisione, sono gli ingranaggi vitali di Acri, in cui si realizza un mutuo apprendimento e in cui nascono i progetti di sistema, che estendono a livello nazionale l’impatto dell’agire delle Fondazioni.
Non dimentico, poi, il lavoro delle Consulte e delle Associazioni territoriali di Fondazioni, dove si condividono buone pratiche, si individuano soluzioni comuni e si comincia a coprogettare iniziative condivise su scala locale, estendendo l’impatto delle singole su un territorio più ampio.
Le Consulte ci hanno dato anche una straordinaria testimonianza di solidarietà tra Fondazioni, come nel caso dell’Emilia-Romagna, dove gli enti hanno stabilito di aiutare le Fondazioni in difficoltà, facendo sì che non s’interrompesse l’attività erogativa verso i territori.
C’è un’altra pagina che ci tengo a ricordare, perché fa parte non solo della nostra storia, della nostra cultura e della nostra identità, ma di quelle di tutto il Paese: ed è l’encomiabile tradizione delle Casse di Risparmio.
Nate più di due secoli fa, esse hanno insegnato agli italiani il valore del risparmio, quale strumento prezioso per alimentare e far crescere progetti futuri personali e famigliari, e quale volano per finanziare lo sviluppo del Paese.
Da questa visione lungimirante, che le Casse di Risparmio hanno contribuito a diffondere tra gli italiani, sono nate anche le Fondazioni di origine bancaria. E, oggi che molte Casse non esistono più come entità autonome, avendo dato vita ai principali gruppi bancari nostrani, il loro dna è insito all’interno dell’anima delle Fondazioni e ne ispira l’opera.
Inoltre, alcune Casse di Risparmio continuano ad agire autonomamente, configurandosi come sane banche locali, che svolgono un ruolo insostituibile per la loro vicinanza ai territori, proseguendo lungo un percorso di innovazione orientato verso la sempre maggiore efficienza.
Le strade dell’Uguaglianza
Se ci si incammina lungo un sentiero sconosciuto è sempre preferibile condividere il percorso con dei “compagni di strada”, da contaminare con le proprie idee e visioni e dai quali essere a nostra volta contaminati.
Tutto quello che le Fondazioni hanno fatto in questi anni lo hanno fatto insieme a una vasta comunità di soggetti, con i quali hanno costruito radicate e durature alleanze. Molti di loro sono oggi seduti a questo tavolo.
Innanzitutto, il Terzo settore.
Per chi ha l’obiettivo di alimentare e disseminare la cultura della solidarietà e la pratica della partecipazione, il partner ideale non può non essere il mondo del Terzo settore.
Le organizzazioni non profit sono un insostituibile presidio della coesione sociale e quotidianamente sperimentano e diffondono sui territori pratiche di uguaglianza. Per questo, sono l’interlocutore con cui – a livello locale e nazionale – le Fondazioni dialogano costantemente, in un clima di reciproca stima e fiducia.
Il Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile e la Fondazione Con il Sud – di cui parlerò più avanti – sono solo due straordinarie testimonianze di questa alleanza, che ha portato a forme di governance condivisa, fino a qualche anno assolutamente inimmaginabili. Ringrazio, quindi, la Portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore Vanessa Pallucchi, che per la prima volta partecipa al nostro Congresso.
L’alleanza con il Forum Nazionale del Terzo Settore, ci ha portati a scrivere insieme un’altra bellissima pagina di amministrazione condivisa qual è la Fondazione Onc, che coinvolge, oltre alle Regioni e al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociale, anche CsvNet, saluto la presidente Chiara Tomassini.
Fondazione Onc è una delle novità seguite alla riforma del Terzo settore e sta sperimentando un’ulteriore innovativa ed estremamente positiva formula di compartecipazione Pubblico-Privato in favore del volontariato italiano.
Gli Enti locali
I Comuni sono l’altro partner quotidiano dell’attività delle Fondazioni.
Ogni giorno, i nostri enti si confrontano con Sindaci e Assessori per rispondere alle tante esigenze dei nostri territori e per contribuire a immaginare le città del futuro: creando spazi in cui innovazione e inclusione trovino “casa”, grazie a progetti di rigenerazione urbana e recupero del patrimonio storico e delle periferie.
Una nuova sfida ci sta vedendo ancora insieme ed è quella dei bandi del PNRR. Come noto, il 70% dei comuni italiani ha meno di 5mila abitanti. Sono soprattutto loro ad essere in difficoltà per carenza di capacità progettuali.
Le Fondazioni stanno mettendo in campo diverse iniziative per “accompagnare” i piccoli comuni nella fase progettuale prevista dai bandi, fornendo assistenza e formazione.
Cdp
Con Cassa Depositi e Prestiti le strade delle Fondazioni si sono incontrate nel 2003, con l’ingresso dei nostri enti nel capitale di Cassa.
In questi anni, il rapporto è stato ottimo. Operando come national development bank, Cdp stimola e supporta lo sviluppo sostenibile del Paese, trasformando il risparmio privato in investimenti produttivi verso infrastrutture, scuole, venture capital e housing sociale, attivando anche diffuse sinergie con il mondo delle Fondazioni.
Da questo è nato nel 2019 anche il protocollo d’intesa Acri-Cdp, che ha portato all’intensificarsi della collaborazione della Cassa con le Fondazioni a livello locale. Lo scorso anno l’accordo è stato rinnovato ed esteso anche alla neonata Fondazione Cdp. Un soggetto con cui le Fondazioni condividono molti degli ambiti di intervento e che ha portato al suo ingresso nella compagine associativa di Acri.
Per tutto questo voglio ringraziare il presidente Giovanni Gorno Tempini e l’amministratore delegato Dario Scannapieco, oltre al collega Giovanni Quaglia, che guida il Comitato di supporto.
Governo
Nei 4 anni trascorsi dal nostro Congresso di Parma si sono succeduti 3 esecutivi. Il dialogo con Acri con tutti i Governi e con i diversi dicasteri è stato sempre estremamente positivo.
Innanzitutto è proseguita – ed è stata per due volte rinnovata – l’esperienza del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile: un partenariato Pubblico-Privato sociale che è stata una grande innovazione nel nostro Paese.
Poi, riconoscendo il ruolo svolto dalle Fondazioni, nel 2020 il Governo ha avviato un ampio ripensamento – ancora in corso – ispirato al principio della sussidiarietà fiscale: una progressiva riduzione del carico tributario cui sono soggetti i nostri enti, che ha liberato ulteriori risorse da mettere a disposizione delle comunità.
Ovvero è stato riconosciuto che, su temi di interesse generale, laddove si riscontrino alcune
condizioni come comprovata capacità, efficienza e radicamento territoriale, lo Stato può
rinunciare a una quota di tassazione, lasciando al Privato le risorse necessarie per produrre un
maggiore impatto diretto sui territori.
Si tratta di un’innovazione molto rilevante, che ha rappresentato una decisa inversione di
tendenza rispetto al passato. E particolarmente significativo è il fatto che non si tratti di una
decisione temporanea, ma che stabilizza in maniera permanente maggiori risorse per
interventi volti al bene comune.
In particolare, con il Mef, a cui compete l’Autorità di Vigilanza sulle Fondazioni, il rapporto
è stato sempre improntato alla massima e fattiva collaborazione. Di questo ringrazio
vivamente il Ministro Daniele Franco, il Direttore Generale del Tesoro Alessandro Rivera, e
il Dirigente Generale della Direzione V Stefano Cappiello.
Infine, come noto, con il Ministero per l’Innovazione tecnologica e la Transizione digitale è
stata avviata un’innovativa collaborazione, che ha portato alla nascita del Fondo per la
Repubblica Digitale, che ha l’obiettivo di accrescere le competenze digitali degli italiani,
sostenendo progetti rivolti alla formazione e all’inclusione digitale.
Il merito va al Ministro Colao – che ringrazio per averci onorato con la sua presenza -che ha
voluto coinvolgere le Fondazioni nell’operazione, mutuando la positiva esperienza del Fondo
per il contrasto della povertà educativa minorile. La nostra gratitudine va anche a Daria
Perrotta, che presiede il Comitato di indirizzo strategico del Fondo, per come sta collaborando
attivamente al varo di questo complesso organismo.
Europa
Infine, c’è un nuovo soggetto con cui le Fondazioni hanno da tempo intrecciato
le strade che portano nel campo della filantropia europea. Philea nasce dalla fusione delle
preesistenti organizzazioni di fondazioni e di network di soggetti filantropici a livello
continentale. Finalmente il mondo della filantropia ha una sola voce a livello europeo, qui
rappresentata dal Presidente Angel Font, che saluto e ringrazio.
Insieme a Philea, Acri e le Fondazioni sono impegnate affinché il ruolo della filantropia e i
temi della solidarietà, della partecipazione e dell’economia sociale siano promossi e
valorizzati a livello comunitario.
Con tutti questi e tanti altri compagni di strada espressione dei territori le Fondazioni si sono
incamminate lungo alcune strade dell’uguaglianza, mettendo in campo sperimentazioni
innovative, che testimoniano come l’uguaglianza non sia un ideale da utopisti, ma una pratica
possibile.
Ricorderò brevemente solo quattro esperienze sviluppate in questi anni a livello nazionale.
1 – Fondazione con il Sud
Per contribuire a diffondere un cambio di approccio alla “Questione Meridionale”, nel
2006 le Fondazioni e le rappresentanze del Terzo settore hanno dato vita alla Fondazione
Con il Sud.
Il nostro obiettivo era ed è incentivare e promuovere il protagonismo delle comunità del
Mezzogiorno, perché siamo convinti che la crescita del capitale sociale sia il prerequisito
indispensabile per qualsiasi sviluppo economico.
In quindici anni Fondazione Con il Sud ha sostenuto 1.500 progetti del locale Terzo settore,
in particolare per promuovere la legalità, attrarre “cervelli” al Sud, riconvertire beni confiscati
alla criminalità in spazi comunitari, e facendo nascere le prime 6 fondazioni di comunità del
Mezzogiorno.
Ringrazio il presidente Carlo Borgomeo, per aver guidato con passione la Fondazione in
questi anni.
2 – Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile
Una tra le disuguaglianze più gravi che lacerano il nostro Paese è quella della povertà
minorile, che condanna 1,3 milioni di minori a un destino già scritto, privandoli della
possibilità di accedere a processi educativi qualificanti per avviare qualsiasi percorso di
riscatto.
Per contribuire a rispondere a questa emergenza, su impulso delle Fondazioni di origine
bancaria, nel 2016 è nato il Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile.
Si tratta di un’inedita partnership tra Fondazioni, Governo e Terzo settore, che sta
coinvolgendo oltre 500mila bambini e ragazzi in 400 progetti per contrastare l’abbandono
scolastico e l’emarginazione dei minori.
Per farlo, il Fondo – la cui operatività è affidata all’impresa sociale Con I Bambini creata da
Fondazione con il Sud e guidata da Marco Rossi-Doria – ha stabilito di coinvolgere l’intera
“comunità educante”, ovvero scuole, Enti locali, organizzazioni del Terzo settore, famiglie e
gli stessi studenti. Lasciatemi rivolgere un particolar ringraziamento al Sottosegretario di
Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri Roberto Garofoli, che presiede il Comitato di
indirizzo strategico del Fondo, per la sua attenzione e disponibilità
Il Fondo sta sperimentando numerose e rilevanti pratiche per contrastare la disuguaglianza
dei minori – che anche il Miur sta iniziando a guardare con interesse – e sta inoltre affermando
un chiaro principio: l’educazione dei minori è cruciale per il futuro della società e a farsene
carico non deve essere delegata esclusivamente la scuola, ma l’intera comunità!
3 – Progetto Migranti
La terza esperienza che vorrei richiamare alla vostra attenzione si chiama Progetto
Migranti ed è una recente iniziativa che le Fondazioni hanno messo in campo per contribuire
a ripristinare condizioni minime di uguaglianza anche rispetto al tema delle migrazioni
Si realizza grazie a un partenariato tra Fondazioni e Ong, per consolidare i corridoi umanitari,
sostenere attività di assistenza sanitaria e giuridica a migranti, supportare le attività di
soccorso in mare.
Il progetto non ha la pretesa di risolvere il problema connesso al fenomeno migratorio, ma ha
l’ambizione, attraverso il “fare”, di testimoniare i valori della solidarietà e dell’accoglienza,
nonché di sperimentare e consolidare alcune buone pratiche – che anche in questo caso
coinvolgono una vasta platea di soggetti pubblici e del privato sociale – che possono essere
replicate ed estese su scala più ampia.
4 – Per Aspera ad Astra
Infine, tra i tantissimi progetti realizzati a livello locale e nazionale, voglio ricordarne uno
avviato recentemente che ritengo estremamente emblematico rispetto ai temi che stiamo
trattando oggi.
Si chiama Per Aspera ad Astra: un’entusiasta comunità di Fondazioni e compagnie teatrali
sta portando in 15 carceri italiane percorsi professionali nei mestieri del teatro.
Si tratta di una piccola esperienza all’interno del drammatico scenario in cui versano gli istituti
di pena del nostro Paese. Ma è importante perché sancisce, anche qui, un principio di
uguaglianza: un cittadino italiano, momentaneamente privato della libertà personale, non
perde il diritto ad accedere alla bellezza, al teatro e alla cultura.
Si tratta di un progetto che mette al centro il teatro: una straordinaria invenzione che annulla
le differenze – tra detenuti e non – e ci fa riscoprire tutti nella nostra umanità.
È un progetto che ha l’obiettivo ambizioso di contribuire a rigenerare il carcere attraverso la
cultura e la bellezza. Partito dal carcere di Volterra e dall’esperienza della Compagnia della
Fortezza, si sta diffondendo per la Penisola.
Lo scorso anno Acri ha sottoscritto con il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria
un protocollo di grande apertura per contribuire a disseminare questa buona pratica nell’intero
sistema carcerario.
Conclusioni
Cari Colleghi, Presidenti e Amministratori delle Fondazioni, in conclusione voglio rivolgermi direttamente a Voi.
Se rileggiamo la Mozione finale approvata al termine del nostro Congresso di Parma del 2018, ci accorgiamo che tutti gli obiettivi che ci siamo prefissati in quella sede sono stati raggiunti: proseguire su alcuni sentieri intrapresi e consolidare le alleanze già in essere.
Se abbiamo raggiunto questi risultati è perché abbiamo lavorato tutti insieme, mettendo da parte qualsiasi pericoloso particolarismo.
Abbiamo adottato comportamenti coerenti e responsabili, rispettando il ruolo e la missione di queste delicate e preziosissime istituzioni, che ci sono state pro tempore affidate perché le amministrassimo.
L’abbiamo fatto perché siamo stati consapevoli della grande responsabilità che questo incarico comporta.
Responsabilità nei confronti delle comunità, che questi patrimoni hanno creato, perché portassero beneficio per i loro territori.
Responsabilità nei confronti di chi questi patrimoni li ha conservati e prudentemente fatti crescere.
Responsabilità nei confronti di chi ha contribuito a definire l’identità di questi enti e ha cementato la diffusa buona reputazione di cui godono.
Di fronte a tutto questo, siamo oggi chiamati a continuare ad anteporre, a qualsiasi interesse di parte o personale, l’interesse delle Fondazioni per il bene delle nostre comunità.
Solo così le Fondazioni potranno proseguire nel perseguimento della loro missione: diffondere pratiche di partecipazione democratica, promuovere l’innovazione, custodire la coesione sociale dei territori e continuare a sperimentare sempre nuove strade di uguaglianza per tutti.
Grazie.








