Putin ha trasformato la Russia in un paria economico. Così Francesco Guerrera su Repubblica a proposito della reazione del mondo occidentale all’invasione dell’Ucraina: “’È una specie di bomba nucleare finanziaria che si sta abbattendo sulla Russia’. Sono parole durissime, che potrebbero sembrare eccessive se a pronunciarle non fosse Sergei Aleksashenko.
L’ex vicegovernatore della banca centrale russa sa di cosa parla e ha ragione: mentre le bombe piovono sulle città ucraine, l’Occidente ha lanciato una guerra finanziaria senza pari contro Putin e la ‘Fortezza Russia’ – la struttura economica autoctona creata proprio per salvaguardare il Paese da attacchi stranieri.
Le sanzioni coordinate da parte di Usa, Unione Europea, Regno Unito, ma anche Canada, Giappone e Svizzera, rappresentano una pietra miliare per le strategie geopolitiche delle democrazie liberali nei confronti di nemici che non rispettano le nostre regole. Alla deterrenza militare della Guerra Fredda viene oggi sostituita l’asfissia economica.
Vladimir Putin – spiega l’editorialista – ne è il primo obiettivo ma Xi Jinping farebbe bene a prendere appunti visto che gli schemi saranno simili qualora la Cina avanzasse brame imperialistiche su Taiwan. L’enorme svantaggio di questa dottrina è che, a differenza della teoria della mutual assured destruction del passato – la distruzione reciproca garantita dall’uso delle testate atomiche – le battaglie economiche non sono riuscite ad impedire l’aggressione all’Ucraina.
Il loro vero test, allora, è se funzioneranno a mettere in ginocchio la Russia e costringerla ad un negoziato vero. Il bersaglio principale dell’ultima salva di sanzioni è il tesoro della Fortezza Russia, ovvero i 630 miliardi di dollari di riserve custodite nei forzieri della banca centrale.
Senza altre vie di uscita, la Russia precipiterà in una crisi monetaria, finanziaria e di liquidità che è già cominciata ieri, con le file ai bancomat, il crollo del rublo e la decisione-panico di raddoppiare i tassi d’interesse. Nei prossimi giorni potrebbero arrivare mosse ancora più disperate, come il divieto di spostare capitali dalla Russia all’estero, che danneggerebbero investitori, banche ed aziende straniere.
Per i sudditi di Putin, invece, questo crac finanziario porterà ad un’inflazione rampante, ad un deterioramento notevole nelle condizioni di vita e alla scomparsa di gran parte dei loro risparmi. La speranza delle potenze occidentali è che la sofferenza porti la gente comune a ribellarsi, o quantomeno ad appoggiare tentativi di defenestrare lo zar. Ma un primo risultato – conclude – le sanzioni lo hanno già raggiunto: la Russia da oggi è un paria economico”.








