La guerra in Ucraina sta per entrare nelle nostre vite, afferma su Repubblica Francesco Guerrera. I prossimi punti critici della guerra economica saranno infatti il termosifone in Europa e la pompa di benzina in America.
La drammatica mossa della Germania – che ieri ha preso l’ultimo provvedimento previsto dalle sue leggi prima di decretare il razionamento del gas – e degli Usa – dove il Presidente Biden ha chiesto al Congresso di sospendere le accise sul carburante per tre mesi – sottolineano la preoccupazione dei governi dell’Occidente di fronte ad uno shock che non è più sostenibile.
La paura dei tedeschi è che, dopo aver ridotto le forniture del 60% negli ultimi giorni, Putin chiuda completamente i gasdotti, impedendo alla Germania di riempire gli stoccaggi prima dell’inverno.
L’Italia è in una posizione leggermente migliore, ma si dovrebbe parlare seriamente di quel famoso tetto al prezzo del gas, proposto e supportato da Mario Draghi negli ultimi mesi.
Per Biden, il problema è in gran parte politico. La storia d’amore tra gli statunitensi e l’automobile non può essere interrotta dall’alto costo della benzina.
La Casa Bianca questo lo sa, ma purtroppo per Biden, la sua proposta non ha alcuna chance di essere approvata da un Congresso che, nell’angolo Repubblicano non vuole fare favori al Presidente, e nell’angolo Democratico non ha abbastanza coesione per poter spingere misure incisive su questo dossier.
Se il prezzo elevato della benzina persiste, un terremoto politico e finanziario negli Usa non è da escludere.
L’unica soluzione possibile, in questo momento di severa crisi, è di andare più veloci. Più veloci sul tetto al prezzo del gas, più veloci su una misura analoga per il petrolio, che gli Usa riproporranno al G7 della prossima settimana. E più veloci nel riempire gli stoccaggi per arrivare al traguardo del 90% a fine anno.








