«Mario Draghi riceve un assist prezioso da Francoforte. Dai piani alti del grattacielo della Banca Centrale Europea, che il futuro presidente del consiglio conosce benissimo, i guardiani della politica economica della zona-euro spianano la strada a SuperMario». Francesco Guerrera, su Repubblica, spiega così l’accoglienza dell’Europa che conta al neo premier incaricato.
Un accoglienza che si manifesta, scrive, «non in maniera palese, sia chiaro, ma nel gergo burocratico che è proprio delle autorità monetarie e che Draghi utilizzò alla perfezione negli otto anni sulle rive del Meno. Il cripto-endorsement arriva nelle parole e nei numeri del Bollettino economico della Bce – la periodica diagnosi della salute dell’economia del Continente. È meno appariscente degli appoggi incrociati ottenuti negli ultimi giorni da Draghi nel bazar della politica italiana, ma non meno importante».
«L’analisi della Bce parte dalle cattive notizie: la quasi certa contrazione dell’economia della zona-euro negli ultimi tre mesi del 2020. È il paventato double-dip, il doppio tuffo nella recessione. Dopo i terribili sei mesi tra gennaio e giugno dell’anno passato, l’economia europea è ritornata a crescere per tre mesi prima di essere stata spinta di nuovo nel rosso dalla ondata autunnale del virus. È un risultato duro ma con un risvolto positivo: la Bce e le altre banche centrali dei paesi-guida continueranno ad intervenire in maniera massiccia per supportare e rinvigorire le attività economiche, l’occupazione e il commercio – tutte cose di cui l’Italia ha bisogno estremo».
«Anche il resto della congiuntura favorisce le colombe della Bce che vogliono tenere i cordoni della borsa ben allentati, e zittisce, per il momento, i falchi teutonici: inflazione ai minimi termini, mercati finanziari in grande spolvero, politiche fiscali orientate sulla spesa. E, questo la Bce lo pensa ma non lo dice, c’è anche la ciliegina di un Recovery Fund che aggiungerà altri miliardi allo stimolo made in Europe».
«Ma nel frattempo, gli eurocrati della Bce vogliono far sapere che possono fare molto di più. È come se avessero detto: “Tranquillo, Mario, ti copriamo le spalle”. Non è cosa da poco. Nel bailamme della politica nostrana è facile dimenticarsi che il successo economico di un paese come l’Italia – ed il successo politico dei suoi governi – è indissolubilmente legato alle prospettive del nostro blocco, dell’economia mondiale e dei partner commerciali».








