Vista l’entità della seconda ondata di contagi in Europa, il Next Generation Eu rischia di arrivare in una situazione completamente diversa rispetto al momento in cui fu concepito.
Lo sostiene sul Messaggero Francesco Grillo, secondo il quale, “senza neppure aver completato il processo di approvazione delle risoluzioni del Consiglio Europeo, bisogna già ripensare perimetro e distribuzione del progetto, dimostrazione del fatto che la rapidità dei cambiamenti in atto richiede una trasformazione radicale dei meccanismi con cui governiamo le crisi. Certo, i numeri dei nuovi casi sono parzialmente ridimensionati dalla diminuzione dei decessi e delle ospedalizzazioni. Tuttavia, essi prefigurano un impatto devastante: più di centomila casi nuovi in un giorno in Europa significa che si bloccano, al giorno, mezzo milione di persone e rimangono ferme per almeno una settimana.
Ci ritroviamo a fare i conti con l’ipotesi che la stagione delle chiusure non sia affatto chiusa; che ondate di lavoratori costretti alla quarantena agiscano come un terremoto dalle scosse continue, destinato a causare cancellazioni, interruzioni di forniture, fratture nelle catene di generazione del valore capaci di rendere tutto più instabile. E’ evidente che in questo scenario diventa incerta anche la previsione di un rimbalzo a V previsto per il 2021 sulla quale si basa la Nota del ministro Gualtieri. Non c’era un vero Piano B nella proposta della Commissione (anche se si prevedeva una revisione delle allocazioni entro 30 giugno 2022) perché, in realtà, è la strutturale debolezza di un’architettura istituzionale ancora ostaggio delle unanimità che, inevitabilmente, rende quei meccanismi decisionali troppo lenti per rispondere ad un’emergenza. Costruire un’Unione Europea all’altezza della ‘nuova generazione’ – conclude Grillo – impone un ripensamento radicale”.








