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Riccardo Fraccaro (Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio): «Obiettivo del governo non è decrescita felice ma trasformazione della produzione in chiave sostenibile»

In un’intervista a Milano Finanza, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Riccardo Fraccaro spiega le prossime mosse del governo per l’attuazione della svolta sostenibile e l’impulso alla transizione verde.

«Non vogliamo la decrescita felice, ma trasformare la produzione in una chiave sostenibile», comincia subito Fraccaro. «L’Italia», spiega, «è uno tra i Paesi leader in Europa nel settore delle energie rinnovabili, dell’efficientamento energetico, dell’economia circolare e in generale del settore della sostenibilità. Abbiamo infatti raggiunto l’obiettivo europeo al 2020 sia sulla riduzione delle emissioni di gas serra sia sulla produzione di energia da fonti rinnovabili».

Per raggiungere gli obiettivi al 2030, ancora più ambiziosi, occorrono tuttavia scelte coraggiose e adeguati investimenti: «La Commissione Europea ha stimato che serviranno 470 miliardi di euro aggiuntivi di investimenti all’anno per l’intera Ue per centrare i target climatici che ci siamo dati di qui al 2030». Il che «per l’Italia significa 60 miliardi di investimenti in più all’anno rispetto allo scenario attuale. Parliamo quindi di cifre straordinarie, adeguate alla sfida storica che stiamo vivendo. Va ribadito quindi con forza e chiarezza che dopo l’emergenza Covid le nuove regole europee di politica fiscale dovranno tenere conto di questo aspetto, consentendo a tutti i governi di poter mobilitare tutte le risorse necessarie ad attuare un piano d’investimenti così ambizioso».

Il Recovery, con la sua quota di quasi il 40% riservata al green, consentirà di «dare ulteriore impulso per portare a termine la transizione verde, attraverso interventi in tutti i settori chiave: trasporti, energia, edifici residenziali, industria, agricoltura. Investire nella transizione energetica deve infatti diventare il vero grande volano per la crescita economica del nostro tempo. Questo è ormai riconosciuto da tutte le istituzioni internazionali. Il nostro obiettivo è trasformare l’attuale sistema produttivo, lineare, energivoro, inquinante, in un sistema circolare, a basso impatto ambientale, alimentato da energie rinnovabili». Lo scopo, spiega Fraccari, non è «andare verso la decrescita, ma trasformare la produzione di ogni singolo bene in chiave sostenibile. Questa è la nostra strategia per combattere contemporaneamente le due grandi sfide di oggi: la crisi economica e la crisi ambientale».

Per la trasformazione in chiave sostenibile, il governo punterà inoltre «sicuramente sul settore dell’edilizia, in cui già siamo intervenuti con il Superbonus 110%. Come governo abbiamo deciso di intraprendere questo processo di trasformazione a partire dal settore residenziale. Questo perché i dati ci dicono che in Europa gli edifici sono responsabili del 40% del consumo totale di energia e del 36% delle emissioni di gas serra, e anche perché l’edilizia è storicamente un settore trainante per la nostra economia, molto integrato con tutti gli altri settori e con un alto moltiplicatore degli investimenti. Con il Superbonus, quindi, rilanciamo un settore chiave, ma lo facciamo trasformandolo in chiave sostenibile. Non è più il tempo di consumare ulteriormente suolo, ma di ristrutturare il parco immobiliare esistente, rendendolo più sicuro e più sostenibile. Attraverso un solo strumento di policy, il Superbonus 110%, affrontiamo contemporaneamente i cambiamenti climatici e la crisi economica».

Riguardo la provenienza delle risorse atte a prorogare il Superbonus, da annoverare tra le misure green oltre il 2021, Fraccari afferma: «Il governo ancora non ha concluso definitivamente il lavoro di assegnazione delle risorse legate al Recovery Fund. Va detto però che c’è una risoluzione del Parlamento italiano che impegna il governo a utilizzare i fondi del Recovery Fund per prorogare il Superbonus di almeno 3 anni e recentemente è stato presentato un emendamento alla legge di Bilancio appoggiato da tutte le forze della maggioranza che propone di estendere il Superbonus fino alla fine del 2023. Personalmente condivido la necessità di offrire a tutti i cittadini un orizzonte temporale almeno triennale per programmare in tempo gli interventi, consentendo alle imprese del settore di strutturarsi al meglio per far fronte all’immenso lavoro che c’è da fare».

Sulla proroga del Superbonus fino al 2023 e sulla fattibilità del provvedimento inoltre dichiara: «Questo è quello che ci chiedono tutti: associazioni di categoria, grandi e piccole imprese, semplici cittadini. La questione della proroga dipende dalla volontà politica di investire con decisione nel settore dell’efficientamento energetico, della messa in sicurezza antisismica degli edifici, della produzione di energie rinnovabili. Penso che come governo dobbiamo dare un messaggio chiaro ed inequivocabile: dobbiamo dare alle future generazioni un mondo più sostenibile e green, partendo proprio dai luoghi in vivono le famiglie. Non dimentichiamoci, tra l’altro, che il fondo che finanzia il Recovery Fund si chiama Next Generation EU, la prossima generazione europea: le risorse che investiamo in questi anni devono essere mobilitate pensando innanzitutto al Paese che vogliamo plasmare nel futuro».

In merito all’avvio di un dibattito sulla sterilizzazione del debito nell’ambito del Recovery Fund per la parte prestiti, il Sottosegretario sostiene che «oggi come mai negli ultimi decenni» è «arrivato il momento di aprire un dibattito su quale Europa vogliamo costruire dopo la pandemia. E questo non può prescindere dal ragionare su che tipo di regole fiscali vogliamo avere in futuro, su come vogliamo quindi riformare il Patto di Stabilità e Crescita che oggi resta momentaneamente sospeso per far fronte alla crisi pandemica».

«Quello che abbiamo capito in questi mesi è che la politica monetaria può agire in coordinamento con la politica fiscale per consentire ai governi di far fronte alle emergenze. La Bce ha tutte le risorse necessarie a sostenere il debito pubblico degli Stati Membri ed evitare qualsiasi tensione sui rendimenti e sullo spread. I rendimenti sui Btp sono oggi al minimo storico, nonostante il debito pubblico sia cresciuto in maniera consistente in pochi mesi. Questo è un fatto che non può più essere ignorato. Peraltro, lo stesso Mario Draghi ha evidenziato questo punto».

Ciò significa quindi «che i governi, grazie al supporto della Bce, dovrebbero poter mobilitare tutte le risorse necessarie per fronteggiare non solo questa crisi, ma anche quella climatica, che non scomparirà di certo con la fine del Covid. Soprattutto in un contesto di inflazione prossima allo zero e ben lontana dal target del 2%, la politica monetaria può e deve agire in maniera coordinata con la politica fiscale per consentire a tutti i Paesi di affrontare le grandi sfide del nostro tempo».

«E sempre parlando di quale Europa vogliamo nel prossimo futuro, dovremmo sin da subito ribadire che le nuove regole fiscali post-pandemia dovrebbero prevedere l’introduzione di una green rule», ovvero «una quota di investimenti finalizzati a rendere più sostenibile l’economia dei paesi membri sia scorporata dal calcolo del disavanzo. Austerità e regole fiscali irrazionali non possono costituire l’alibi per non affrontare seriamente la lotta ai cambiamenti climatici. E la politica ha il dovere di non auto-privarsi degli strumenti per farlo».

Riguardo la linea che sta prendendo il governo sulla gestione delle risorse europee, infine afferma: «Sul Recovery Fund il governo lavora a due grandi sfide. La prima riguarda la nostra capacità di esprimere con il Recovery Fund un progetto complessivo di paese, che non sia solo una sommatoria di progetti vari ma l’espressione della nostra visione di futuro. La seconda riguarda invece la necessità di spendere queste risorse rapidamente, senza essere travolti e bloccati dalla burocrazia. L’obiettivo è questo, la metodologia per arrivarci è ancora oggetto di riflessione».

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