Analisi, scenari, inchieste, idee per costruire l'Italia del futuro

Stefano Folli (Repubblica): «Draghi ambisce al Colle? In realtà si è detto a disposizione delle istituzioni»

Draghi ha manifestato la sua ambizione per il Quirinale? «In realtà, si è dichiarato a disposizione delle istituzioni». Così Stefano Folli commenta le ultime dichiarazioni del premier in merito all’elezione del Presidente della Repubblica. E sottolinea che, secondo il suo punto di vista, «sbaglierebbe chi volesse leggere nelle parole del presidente del Consiglio solo una disponibilità a trasferirsi tra qualche settimana al Quirinale».

«Draghi» osserva su Repubblica «in realtà ha detto qualcosa di più. Si è dichiarato “a disposizione delle istituzioni”, sia pure con il vezzo di definirsi un semplice “nonno”: il che allude al Colle, certo, ma non esclude Palazzo Chigi. A certe condizioni, da lui spiegate per la prima volta con una precisione quasi didascalica, si può immaginare che la legislatura prosegua fino al 2023, confermando l’equilibrio di cui il presidente della Repubblica è stato il garante nel passaggio tra il Conte-2 e l’attuale esecutivo tecnico-politico».

«Tale equilibrio poggia sulla cornice di quasi unità nazionale voluta da Mattarella a sostegno dell’esecutivo Draghi. Non c’è il partito di Giorgia Meloni, ma tutti gli altri, sì. Questa maggioranza larga riflette uno sforzo di coesione politica non banale, cementato dalle questioni sanitarie, sì, ma soprattutto dall’esigenza di non disperdere i fondi europei destinati ad alimentare la ripresa. Tale coesione sembra essere il bene prezioso da preservare. Il fatto che Draghi abbia sentito il bisogno di difenderla nel giorno in cui ha reso nota la sua “disponibilità” a restare nelle istituzioni, vuol dire parecchio. In primo luogo, il premier si è reso conto che aveva poco senso il silenzio assoluto a proposito del tema Quirinale».

«Così lo ha affrontato in maniera tutt’altro che elusiva. In secondo luogo, il presidente del Consiglio si è speso in elogi verso i partiti della maggioranza. Quanto i complimenti fossero sinceri e quanto dettati dalla convenienza, non è dato sapere e non è poi importante. Quel che conta è l’impegno del premier per tenere il più possibile compatta la coalizione sulla base di un presupposto realistico. Vale a dire: la semi-unità nazionale è stata realizzata dal binomio Mattarella-Draghi, il primo nelle vesti di architetto e garante della formula, il secondo realizzatore degli obiettivi. Oggi il problema è come mantenere questo stesso equilibrio».

Per saperne di più:

SCARICA IL PDF DELL'ARTICOLO

[bws_pdfprint display=’pdf’]

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.