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Flavio Cattaneo, AD di Enel: “Con Ets l’Italia è stata penalizzata, serviva un’applicazione diversa”

“Quando si parla di caro energia è importante distinguere tra prezzo all’ingrosso e bollette. Per le famiglie italiane la differenza di spesa rispetto alla media europea è contenuta e il divario si è ridotto negli ultimi anni: in Italia le bollette elettriche sono scese del 3% rispetto al 2022, da 62 a 60 euro al mese, mentre in Europa sono aumentate del 14%, da 50 a 57 euro.

Il differenziale è quindi solo del 6%.

Questo equilibrio è reso possibile da oneri di rete, che da noi sono più bassi rispetto alla media europea e incidono sulla bolletta per circa il 18% contro il 33% della Spagna, ad esempio.

Il problema del caro energia riguarda chi paga il prezzo all’ingrosso, quindi soprattutto le grandi aziende energivore, che per questo sono a rischio delocalizzazione e vengono giustamente sostenute per portarle a essere competitive con gli omologhi europei” – così l’Ad di Enel, Flavio Cattaneo, nel corso dell’evento “Accendere il futuro. L’Italia e la sfida della transizione energetica” a Rho-Fiera Milano.

“Poiché abbiamo un mix di produzione troppo dipendente dal gas, siamo molto esposti alla volatilità del prezzo di questa materia prima e al costo del meccanismo ETS, che tassa le emissioni di Co2 legate a fonti fossili.

L’ETS ha messo fuori gioco l’Italia che morfologicamente è diversa dalla Spagna, dove si possono realizzare grandi impianti rinnovabili, a differenza del nostro; qui non possiamo farlo, perché siamo un Paese stretto e lungo.

L’errore è stato non aver chiesto all’Europa che l’ETS venisse applicato in maniera diversa e graduale in un Paese come l’Italia, dove il gas ha un ruolo così importante e dove oggi non c’è il nucleare, che produce senza emissioni.

Il risultato è che il nostro prezzo all’ingrosso rimane strutturalmente più elevato.

È sempre stato così?

No, tra il 2015 e il 2020 il gas costava tra 16 e 18 euro e l’ETS era molto inferiore al prezzo attuale; in questo scenario i prezzi di Italia e Spagna erano allineati, poi entrambe queste voci sono cresciute, determinando il divario attuale” – ha concluso Cattaneo.

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