Sul Corriere della Sera Federico Rampini analizza i rischi e l’opportunità della globalizzazione tra amici: “All’ultimo vertice G20, dove gli alleati occidentali hanno disertato l’intervento russo, la segretaria al Tesoro degli Stati Uniti, Janet Yellen ha lanciato il neologismo «friend-shoring», calcato sul verbo «off-shoring» con cui si indicano le delocalizzazioni in Paesi d’oltremare.
Secondo la Yellen e altri esponenti dell’Amministrazione Biden – scrive Rampini – per ragioni di sicurezza è il momento di ri-localizzare molte produzioni nei Paesi alleati. Tanto più che le sanzioni possono usarle gli altri contro di noi, come il taglio delle forniture di gas russo a Polonia e Bulgaria.
E il problema non è solo la Russia. Abbiamo visto quanto è rischioso per la nostra salute dipendere dalla Cina per medicinali e apparecchi biomedici; ora Pechino limita anche le sue esportazioni di acciaio e di fertilizzanti per dare la priorità ai propri bisogni interni.
Le nostre economie possono dipendere da una nazione ostile ai valori dell’Occidente? I nuovi confini geopolitici della globalizzazione potrebbero dunque restringersi alle liberaldemocrazie di cui ci fidiamo.
Ma è possibile? È realistico? «Friend-shoring» – sottolinea l’editorialista – significa rivedere gli equilibri economici su cui si regge il sistema occidentale. Trent’anni di globalizzazione hanno abituato molte imprese multinazionali ad avere un costo del lavoro basso e profitti conseguenti.
Riportare produzioni in Occidente significa accettare costi del lavoro superiori, più i costi delle tante regole, ambientali e non solo. La Cina ci aveva offerto un mondo lowcost a cui dovremo dire addio se vogliamo proteggerci. Non bisogna trascurare i benefici: così come le delocalizzazioni hanno sventrato la classe operaia occidentale, le rilocalizzazioni possono far rinascere milioni di posti di lavoro.
Non sarà un processo spontaneo, però. Per creare il clima favorevole agli investimenti «fra amici» ci vorranno grandi riforme. Quali? Visto da sinistra: lo Stato dovrà pianificare questo smantellamento-ridimensionamento della globalizzazione, il che significa che per certi aspetti dovremo assomigliare un po’ di più a quei sistemi dirigisti che governano i nostri avversari.
Visto da destra: lo Stato deve ritirarsi, smantellare la burocrazia e alleggerire le tasse, affinché l’Occidente – conclude – torni ad essere una terra accogliente per le tante imprese che fuggirono a investire in terre lontane”.








