Analisi, scenari, inchieste, idee per costruire l'Italia del futuro

Federico Fubini (Corriere): «Dobbiamo decidere quale prezzo siamo pronti a pagare»

Sul Corriere della Sera, Federico Fubini parla del “prezzo da pagare” per le sanzioni alla Russia e parte ricordando quelle imposte all’Italia fascista: “L’esperienza dice che, quando si impongono sanzioni, occorrono idee chiare su ciò che si vuole. Bisogna darsi un singolo obiettivo e scegliere lo strumento adatto per raggiungerlo: chi subisce la punizione deve sapere quale sarà il danno e a quali compromessi dovrà scendere per mettervi fine.

Ma noi europei – scrive l’editorialista – di fronte al dramma dell’Ucraina, lo abbiamo capito? Se si guarda alle dichiarazioni del Consiglio dell’Unione europea, non si direbbe. Nessuno in Europa ha mai spiegato a cosa esattamente debba servire questa «guerra». Vogliamo costringere Putin a ritirarsi dall’Ucraina?

Puntiamo alla sua caduta, incoraggiando a una rivolta nelle forze armate e fra gli oligarchi? Miriamo a indebolire la Russia nei prossimi anni? O stiamo semplicemente cercando di mostrare che facciamo qualcosa, senza voler combattere per l’Ucraina né smettere di comprare dalla Russia così tanto gas, petrolio e carbone che quest’anno potremmo portare nelle casse del Cremlino 300 miliardi di euro?

La confusione degli obiettivi e dei tempi si nota ovunque nelle sanzioni europee, soprattutto se confrontate a quelle americane” aggiunge Fubini sottolineando che molte delle misure previste dall’Europa scatteranno solo nei prossimi giorni o settimane.

“Come uscire da questo pantano? Bloccare il petrolio russo e limitare gli affari sul gas per l’Europa è più duro che per gli Stati Uniti — che l’hanno annunciato mercoledì — perché, per esempio, consumiamo 37 volte più greggio di Mosca del nostro alleato.

Ma muovere adesso dei passi su questo fronte priverebbe Putin di somme fra cento e duecento miliardi di entrate quest’anno. Può essere il colpo che spezza il suo sistema di potere, mentre i rincari dell’energia innescherebbero una recessione internazionale che — stima Goldman Sachs — ridurrebbe la crescita italiana nel 2022 del 2,6%.

Il prezzo per fermare Putin è alto, sale ogni giorno e va misurato contro il rischio di un allargamento della guerra. Ma siamo democrazie: il posto ideale per un confronto aperto con i cittadini sui costi, i benefici e i sacrifici necessari, o gli indennizzi peri Paesi, le famiglie e le imprese più esposte. È il momento di decidere cosa siamo pronti a fare per i valori che diciamo essere i nostri”.

SCARICA IL PDF DELL'ARTICOLO

[bws_pdfprint display=’pdf’]

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.