Fausto Brizzi, regista e scenggiatore, è intervenuto agli Stati Generali della Ripartenza organizzati dall’Osservatorio economico e sociale Riparte l’Italia il 29 e 30 novembre 2024 a Bologna.
Ecco le sue dichiarazioni prima di intervenire al panel centrato sul tema “Cultura e commedia all’italiana: quali i nuovi itinerari?“, moderato da Fabrizio Salini.
“Lo stato di salute dell’industria cinematografica italiana è ambivalente in questo momento. Si producono tanti film, non tutti vanno in sala e in sala un po’ si si fatica in questo momento.
Viceversa dopo la pandemia, non so, i teatri si sono riempiti, c’è stato un fenomeno un po’ diverso. Stanno avendo successo i film legati molto alla realtà, di qualsiasi genere, cioè che siano thriller o commedie o dei misti tra un genere e l’altro. Quando è un po’ legato alla realtà è come se il Covid avesse risvegliato un senso civico, un senso di appartenenza.
I temi sociali vengono molto più sentiti, in questi giorni c’è il successo dei “Pantaloni rosa” al cinema. C’è un risveglio da questo punto di vista, il disimpegno totale in qualche modo non sta pagando. Le piattaforme stanno aiutando in realtà il cinema perché, io lo dico perché veramente mi capita anche nei film che produco, che dirigo, aiutano, acquistano in anticipo alcuni prodotti, quindi in qualche modo ti aiutano anche nelle riprese, c’è più budget, quindi non lo vedo come un nemico piuttosto come un alleato.
Però ci stiamo tutti impegnando principalmente nella parte dell’individuazione delle storie giuste da raccontare. Il cinema è in ripartenza, è in attesa di nuove regole definite, perché ovviamente avete letto le cronache, cambiano e ricambiano le regole, è difficile per i produttori adeguarsi a capire cosa succede, spero io ardentemente che non vengano penalizzate le piccole produzioni, che non vengano penalizzate le opere prime, i giovani, il ricambio generazionale necessario per un’industria che punti lontano.
Siamo in fase di ripartenza, siamo in fase proprio di rimodulazione della modalità di racconto. Sta arrivando l’intelligenza artificiale, gli americani fanno dei film con attori giovani che invece hanno 80 anni e quindi in qualche modo stiamo assistendo a una nuova rivoluzione, che non è una rivoluzione del mezzo, ma del modo in cui farlo il prodotto. E quindi vediamo, insomma, ognuno di noi sta con le antenne dritte perché cambia il mondo ogni 5 secondi.
Nel cinema il senso di unità è poco vissuto. Sì, ci sono le associazioni di categoria, però alla fine ognuno un po’ è un’isola. Io ho una serie di colleghi con cui mi confronto continuamente e credo che solo dal confronto si possa capire dove stiamo andando, perché nessuno va da qualche parte da solo. Alla fine ci va in gruppo, no? Pensate, gli anni 60 sono ricordati come gli anni della commedia all’italiana. Un gruppo di cineasti meravigliosi non è che si sono messi d’accordo e hanno detto facciamo la commedia all’italiana, si sono accorti che stavano remando tutti nella stessa direzione e alla fine in qualche modo è stata una marea che ha travolto benificamente il mondo che ancora ricordiamo. Ecco, io credo che dovremmo essere tutti un po’ meno isole.
Io ho un film finito, pronto, in uscita la notte di Capodanno, si chiama Dove osano le cicogne. Non vi posso raccontare molto, posso raccontarvi quello che è già uscito. È un film con Angelo Pintus, è il suo esordio da protagonista assoluto, distribuisce Piper film, produce Trump, c’è la società di Attilio De Razza, Ficarra e Picone eccetera. È un film in cui io credo molto perché è un film che ha a che fare con l’oggi”.








