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Fulvio Fammoni (presidente Fondazione Di Vittorio): «Drastico crollo salariale: in Italia più che nel resto d’Europa»

Nel 2020 l’Italia ha registrato un drastico crollo salariale, molto superiore rispetto agli altri Paesi europei. Lo ha sottolineato il presidente della Fondazione Di Vittorio, Fulvio Fammoni. Il calo è generale e presente in tutta Europa, ma non così forte: nell’Eurozona, infatti, la massa salariale cala del 2,4% mentre in Italia del 7,2%. Si torna così sotto i 30 mila euro lordi, vicino ai dati dell’inizio degli anni 2000. A lanciare l’allarme è la Cgil insieme alla Fondazione Di Vittorio in occasione del convegno “Salari e occupazione in Italia”.

Sul fronte dei salari le misure di sostegno «hanno attutito in parte questa dinamica, in particolare per un ruolo molto positivo dei sostegni decisi (+17,3 miliardi di euro rispetto al 2019) e sull’occupazione (Eurozona -1,3% e Italia -1,7%) per la funzione positiva del blocco dei licenziamenti e il collegato uso così ampio della Cassa Integrazione», ha spiegato Fammoni.

Ma la dinamica, «sia pur corretta da questa importante integrazione salariale dovuta agli ammortizzatori sociali che porta il calo della massa salariale italiana dal -7,2% al -3,9% cambia poco nel confronto con gli altri paesi, poiché tutte le realtà, sia pure in modo diverso, hanno utilizzato strumenti di tutela. Per meglio comprendere, la Germania senza conteggiare le manovre di sostegno che pure sono state fatte, cala solo del – 0,7% e la Spagna ha comunque impegnato in tutele nel 2020 ben 15 miliardi, una cifra molto simile alla nostra», ha aggiunto Fammoni.

Nel 2019, guardando ai dati Ocse, l’Italia era l’unico paese tra i maggiori sei dell’Eurozona che non aveva ancora recuperato il livello salariale precedente alla crisi del 2008. Sempre nel 2019 il salario medio italiano era inferiore di circa 9 mila euro rispetto a quello francese e di oltre 12 mila euro in meno in comparazione a quello tedesco. «Vedremo, nel 2021, che eventuale riequilibrio ci sarà, resta comunque il dato di un fortissimo aumento delle difficoltà delle persone e della povertà, che però non può essere spiegato solo con gli effetti della pandemia», ha concluso.  

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