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Dario Fabbri (La Stampa): «Il destino dell’Ucraina è tra le mani di Usa e Russia»

Il destino dell’Ucraina è tra le mani degli Stati Uniti di Biden e della Russia di Putin. Ne parla Dario Fabbri in attesa del bilaterale virtuale in cui i due leader discuteranno dell’esplosiva situazione in Europa orientale.

«Per estendere il proprio controllo» scrive Fabbri su La Stampa «sulla penisola europea, dai tempi della guerra fredda Washington agisce per soffocare la Russia (allora incarnata nell’Unione Sovietica). Esistente su di un territorio pianeggiante, dunque fisiologicamente soggetto a invasioni, Mosca necessita di allontanare da sé la prima linea di difesa, portando la propria influenza verso il centro del continente».

«Per il dolore dei paesi limitrofi, perennemente a rischio d’essere sottomessi alla sua volontà. Trent’anni fa il soffocamento statunitense provocò il crollo del comunismo e nel nuovo millennio ha condotto la Nato a lambire i cuscinetti più intimi della Federazione, Ucraina e Bielorussia. In termini geografici: se ancora nel 1989 la Russia si difendeva a Berlino Est, adesso scorge il nemico a 150 chilometri da San Pietroburgo e a 500 da Mosca».

Il Cremlino nelle ultime settimane ha ammassato migliaia di soldati al confine ucraino per indicare la propria linea rossa e ha trasferito in Bielorussia migliaia di migranti per disinnescare le mire dei baltici. Ora Putin pretende dagli occidentali la promessa di non spingersi oltre le posizioni attuali, rievocando il disatteso giuramento di Bush padre che alla caduta del muro garantì di non portare la Nato tra i paesi che aderirono al patto di Varsavia.

Quel che appare certo è che la Casa Bianca oggi non firmerà alcuna garanzia, ma proverà a stemperare la tensione: «nettamente in vantaggio, gli Stati Uniti hanno interesse a conservare lo status quo, non a scatenare la guerra. Eppure, Biden non prometterà la fine del contenimento. Non solo perché di questo si occupano gli apparati, non la politica. Da sempre» conclude «gli americani temono che un’eventuale apertura alla Russia possa inficiare il loro controllo sull’Europa, tuttora il continente più importante del pianeta”».

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