Per Ezio Mauro ci sono due guerre in corso sulla linea del Dnepr, il fiume della Storia che sta diventando la nuova frontiera tra Est e Ovest. Come spiega in prima pagina su Repubblica, la prima è una guerra di carne e sangue, la seconda è la guerra alla democrazia, perché è un conflitto di idee e di identità, che ha per posta l’egemonia culturale del nuovo mondo. Nel primo caso, sono contrapposte la Russia e l’Ucraina. Nel secondo la Russia e l’Occidente.
“Il Novecento – scrive – dopo aver dischiuso proprio qui in Europa l’orrore di due guerre mondiali ha regolato i conti con le due pretese totalitarie che aveva generato, la lezione del conflitto e l’ambizione della pace hanno faticosamente realizzato un sistema di garanzia internazionale e un meccanismo di regolazione delle tensioni tra i Paesi, la tecnologia e la paura hanno trasformato la potenza atomica di distruzione in deterrenza, la politica ha sorvegliato i nazionalismi costruendo in Europa un’Unione col compito di radunare la Storia e la civiltà del continente trasformandola in autorità e identità”.
Abbiamo creduto che “alcuni valori potessero diventare universali, in un atto di fede. Abbiamo pensato di esportarli con le armi, in un gesto di superbia”.
Oggi la guerra portata da uno Stato sovrano contro e dentro un altro Stato sovrano attraversa e sgretola tutta questa impalcatura, infrange il diritto internazionale, fa saltare quei vincoli reciproci, nega il diritto del popolo ucraino di scegliere il suo destino, svuota di qualsiasi autorità l’Onu, infrange la mappa del mondo disegnata a Jalta, rompe la sacralità del confine.
Ecco perché questa guerra non è una partita a due, ma coinvolge già il mondo, proprio in quanto sconvolge l’ordine mondiale mentre lo nega. Ciò che il leader del Cremlino con l’invasione dell’Ucraina ci manda a dire è che non c’è più un unico sistema di credenze in Europa, perché la forza vale quanto e più del diritto, la regola è annullata dal colpo di mano, i diritti non reggono davanti ai tank.
In sostanza Putin ripropone un’altra volta l’eresia orientale, notificando all’Occidente che la democrazia non è un valore generale e perpetuo, ma soltanto l’ideologia temporanea, faticosa e disarmata dei “vecchi credenti” in una parte limitata del mondo.
Oggi come ieri, infatti, la democrazia con tutte le sue difficoltà rappresenta per il potere russo il principio di contraddizione, ciò da cui il Cremlino si sente minacciato ben più che dalla Nato. Per questo l’opposizione russa è stata rasa al suolo prima di dare il via ai piani operativi di invasione, e Navalny è in carcere. Putin ha calcolato i rapporti di forza, ma non può misurare gli effetti di una guerra prolungata sulla sua popolazione, dove la radicalità del conflitto può addirittura suscitare un embrione di opinione pubblica. Ecco perché ha bisogno di giocare nel teatro ucraino la carta del secondo decisivo conflitto, la battaglia ideale contro la democrazia.








