Su Repubblica Ezio Mauro parla del “mito rovesciato della Russia”: “Dopo aver insediato al Cremlino la rivoluzione bolscevica, spargendo i semi leggendari del comunismo realizzato in tutto il mondo, oggi Mosca è diventata la capitale dell’autoritarismo conservatore, del nazionalismo reazionario e soprattutto del dispotismo autocratico: l’unico elemento fisso sulla scena russa del potere.
L’irradiazione propagandistica continuativa che parte dalla piazza Rossa usa la piattaforma universale della guerra come una moderna ideologia.
Sembrava impossibile che dopo il collasso del gigante sovietico il Cremlino riuscisse in così breve tempo a ricostruire una tecnica del potere capace di riconquistare il rango perduto.
E soprattutto a riarmare una struttura teorica, una vera e propria dottrina, in grado di concepire e legittimare il restauro di un’autorità iper-nazionale, anche sotto forma di arbitrio e sopruso. Infine, che tornasse in campo, pretendendo di scrivere la sua quota di storia.
Invece, sta accadendo. Rinasce la frontiera orientale, la linea di separazione e ritorna a segnare la nostra vita, contendendoci lo spazio e il tempo in una disputa infinita che si rinnova.
Il concetto geopolitico di Est pareva incapace di sopravvivere alla caduta del Muro di Berlino, alla distruzione di quel punto simbolico da cui cominciava la divisione del mondo.
Quell’interpretazione politica della storia e della geografia d’Europa orientale riemerge invece violentemente, rivendicando nella sua ribellione un ruolo per l’Est e riportandolo al centro della scena.
E l’incarnazione dell’altra parte del mondo ancora una volta è la Russia, il ‘nemico ereditario’ dell’Europa di cui è parte.
Dunque non era solo la sovrastruttura bolscevica e leninista il fondamento dell’alterità di Mosca rispetto all’Ovest, ma anche l’autocoscienza della Russia affondata nei secoli, il suo carattere nazionale e popolare perpetuamente dilatato oltre i suoi confini”.








