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Ezio Mauro: «Recovery fund? Uno strumento di governo»

Il Recovery fund allarga gli orizzonti della scena politica europea.

Il discorso sullo Stato dell’Unione, pronunciato da Ursula Von der Leyen, è al centro dell’analisi del giornalista Ezio Mauro, in relazione alla sfida lanciata sul Recovery fund.

“La presidente della Commissione europea ha cercato di dare sostanza politica agli aiuti straordinari del Recovery fund, trasformandoli da strumenti di finanziamento in strumenti di governo”.

“Se alle parole seguiranno i fatti, non è un cambiamento da poco. Il disegno è quello di un continente verde, digitale, solidale, attento al sociale e alla salute, e finalmente consapevole di essere la patria dei diritti”.

“Tutto questo comporta evidentemente dei vincoli e legittima delle ambizioni. Partendo prima di tutto dalla protezione della vita, minacciata dal virus che non sta perdendo forza. Da qui la proposta di costruire “un’Unione della sanità”, rivedendo le competenze che oggi sono nazionali.

La seconda urgenza è quella di governare i flussi migratori, con una responsabilità finalmente comune di fronte ai due milioni di esseri umani che arrivano in Europa ogni anno. Colmato questo ritardo, può prendere forma il profilo della nuova Europa. Il primo punto è il Green Deal, che impegnando il 37% dei 750 miliardi del Fondo di Ricostruzione in politiche verdi, vuole cambiare il rapporto tra il cittadino e la natura per costruire il primo continente climaticamente neutro.

Un altro 20% degli interventi straordinari andrà alla trasformazione digitale, per collegare chi non ha ancora accesso alla banda larga, stoccare e custodire qui i nostri dati riparandoli dal controllo di Paesi stranieri. Sta ora ai governi nazionali presentare i progetti di investimento per l’intervento europeo, in modo coerente. L’Italia è in ritardo, deve evitare rattoppi, spese clientelari, cambiali elettorali, favori municipali per indicare alla Ue e al Paese un orizzonte di ricostruzione: non solo per uscire dalla crisi, ma per entrare nel nuovo mondo che l’Europa sta disegnando”.

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