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Ezio Mauro (la Repubblica): «La lotta alla pandemia e il triangolo tra scienza, politica e pubblica opinione»

«Contro la potenza d’assalto del virus ci rifugiamo dentro un triangolo di protezione formato dalla scienza, dalla politica e dalla pubblica opinione. Non c’è molto altro». Lo afferma Ezio Mauro in un editoriale su Repubblica.

«La scienza, con la medicina, – scrive – è impegnata direttamente nella battaglia di contrasto al contagio sul campo, nella cura delle infezioni, nella messa a punto dei vaccini. L’opinione pubblica chiede di conoscere e di capire, dunque di controllare tempi, modi, strumenti e decisioni della lotta alla pandemia, e in base a questo processo di condivisione della sfida si fa carico della sua responsabilità sociale, seguendo le regole che salvaguardano gli individui e la collettività».

«Alla politica – sottolinea – tocca tutto il resto: deve tener conto delle emozioni popolari davanti a una vicenda che riguarda la vita e la morte, deve equilibrare la sterilizzazione del Paese a colpi di lockdown con la disperazione di un sistema economico che sta soffocando, deve valutare le evidenze scientifiche, con le conseguenze che ne derivano. Soprattutto, è la politica che alla fine deve prendere le decisioni».

«Ma cosa succede quando questo sistema si inceppa e i tre soggetti del triangolo entrano in tensione tra di loro? È quanto stiamo vivendo, con il caso AstraZeneca. Qui l’opinione pubblica si è immediatamente separata dalla scienza, mettendo in dubbio il suo responso, e rivelando quanto sia fragile il guscio disciplinare della società, sotto la pressione della paura: e la politica davanti a questa frattura ha scelto di stare dalla parte del sentimento popolare trasformando un istinto in atto di governo, con la decisione di sospendere la vaccinazione in attesa di capire».

«Possiamo infatti vedere in questa storia, concentrata in pochi giorni, tutti gli elementi di una situazione inedita, che potremmo chiamare la democrazia dell’emergenza. Al vertice del triangolo difensivo, la politica deve evitare che si squilibri il rapporto tra potere e sapere da un lato, e tra la collettività e il sapere dall’altro, in quanto le ragioni scientifiche sono l’unica chiave di interpretazione dell’emergenza e l’unica base del consenso che porta la popolazione ad assoggettarsi volontariamente alle regole disciplinari di salvaguardia».

«Molto semplicemente – conclude –, nella crisi che stiamo vivendo la scienza è un’infrastruttura della democrazia».

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