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Euro digitale: al via la sperimentazione: sette istituti italiani nel test della Bce | Il progetto pilota

Partono le prove generali dell’euro digitale. Dopo anni di studi, consultazioni e dibattiti, il progetto della moneta digitale della Banca centrale europea entra nella sua fase più concreta: la Bce ha selezionato 36 banche e prestatori di servizi di pagamento che parteciperanno al progetto pilota destinato a testare il funzionamento della nuova valuta elettronica.

Tra questi figurano sette operatori italiani: Isybank (gruppo Intesa Sanpaolo), UniCredit, Poste Italiane, Nexi, Banca Monte dei Paschi di Siena, Numia e Banca Sella. Nell’elenco compare anche la lussemburghese Satispay Europe.

L’obiettivo è verificare sul campo se l’euro digitale sia pronto a diventare il nuovo tassello del sistema dei pagamenti europei. Se il percorso normativo si concluderà nei tempi previsti, la nuova moneta entrerà ufficialmente in circolazione nel 2029.

La sperimentazione prenderà il via nella seconda metà del 2027 e durerà dodici mesi. A partecipare saranno il personale dell’Eurosistema, un campione di circa diecimila persone selezionate all’interno del sistema delle banche centrali europee e una rete di commercianti, dagli operatori dell’e-commerce agli esercenti di attività quotidiane come bar e ristoranti. I criteri di selezione saranno definiti nei prossimi mesi.

Sarà possibile effettuare pagamenti tra persone, sia online sia offline, oltre ad acquistare beni e servizi nei negozi fisici, tramite smartphone e sul Pc. Alcuni degli operatori selezionati consentiranno agli utenti di aprire un portafoglio digitale ed eseguire le operazioni, altri permetteranno agli esercenti di ricevere i pagamenti, mentre diversi soggetti ricopriranno entrambi i ruoli.

Per la Bce il progetto rappresenta un passaggio decisivo.

“L’esercizio pilota è fondamentale per verificare la funzionalità tecnica e i processi operativi dell’euro digitale, nonché per perfezionare l’esperienza utente”, – spiega l’istituto di Francoforte.

Non è un caso che l’interesse del settore sia stato elevato: all’invito a manifestare interesse lanciato a marzo hanno risposto oltre cinquanta fornitori di servizi di pagamento. L’Eurosistema ha quindi selezionato un gruppo di operatori con dimensioni, modelli di business e presenza geografica differenti, così da creare un ambiente di prova il più possibile rappresentativo del mercato europeo.

“Il forte interesse del mercato per il progetto pilota dimostra la disponibilità del settore privato a impegnarsi attivamente e a portare avanti rapidamente il progetto dell’euro digitale per rafforzare il panorama europeo dei pagamenti”, – osserva Piero Cipollone, membro del Comitato esecutivo della Bce e presidente della task force di alto livello sull’euro digitale.

“Auspichiamo un coinvolgimento ancora più profondo mentre collaboriamo e apprendiamo insieme ai fornitori di servizi di pagamento europei nello sviluppo di un euro digitale sicuro, efficiente e inclusivo.”

Tra i protagonisti della sperimentazione c’è anche Isybank.

“La conferma da parte della Bce della partecipazione di Isybank al progetto pilota dell’euro digitale si inserisce nel percorso di innovazione e digitalizzazione del Gruppo Intesa Sanpaolo”, – afferma l’amministratore delegato Antonio Valitutti.

“Metteremo a disposizione competenze, tecnologia ed esperienza per contribuire allo sviluppo di soluzioni innovative a supporto dell’evoluzione dei pagamenti europei.”

Prima che l’euro digitale possa arrivare nelle tasche dei cittadini, però, restano ancora diversi ostacoli da superare. Il primo riguarda la stabilità del sistema bancario. Gli istituti temono infatti che, in caso di forte diffusione della nuova valuta, una parte dei risparmi possa essere trasferita dai conti correnti tradizionali ai portafogli digitali gestiti dalla banca centrale, riducendo la raccolta e la liquidità disponibile. Per questo l’orientamento della Bce è quello di fissare un tetto massimo alle somme detenibili, indicativamente intorno ai 3.000 euro per persona.

Un secondo nodo è quello della privacy. Una parte dell’opinione pubblica guarda con diffidenza a una moneta digitale emessa dalla banca centrale, temendo un controllo troppo invasivo sulle transazioni. Per rassicurare cittadini e imprese, la Bce punta a garantire elevati standard di tutela dei dati e sistemi di crittografia particolarmente robusti, soprattutto per i pagamenti offline.

Infine c’è il fronte tecnologico. L’impianto normativo, almeno nella sua impostazione attuale, esclude la cosiddetta moneta programmabile, cioè la possibilità di vincolare automaticamente l’utilizzo del denaro a specifici acquisti o servizi. Una scelta che tutela la natura dell’euro come mezzo di pagamento universale, ma che secondo alcuni osservatori potrebbe ridurre le potenzialità innovative dello strumento rispetto ad altre soluzioni digitali oggi disponibili.

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