I Paesi asiatici ed europei fanno sempre più affidamento sulle importazioni di gas naturale liquefatto, mentre secondo il Financial Times le economie con minore forza finanziaria non possono “competere per forniture limitate”.
Secondo il quotidiano, mentre le nazioni ricche possono “comprare la propria uscita dalla crisi usando il mercato spot”, i Paesi più poveri sono costretti a “misure drastiche per conservare le scorte”. In pratica razionamento.
Nelle Filippine, il presidente Ferdinand Marcos Jr ha già dichiarato lo “stato di emergenza energetica nazionale”, imponendo lo smart working forzato che ha causato “cali della clientela tra il 30% e il 40%” nella ristorazione di Manila.
In Bangladesh, il governo ha ordinato ai dipendenti pubblici di “tagliare l’uso di elettricità spegnendo le luci non necessarie e limitando l’aria condizionata”, mentre la società statale Petrobangla ha introdotto “tagli alle forniture di quattro ore al giorno nelle stazioni di servizio”.
Anche lo Zambia ha dichiarato l’emergenza per le forniture, con i prezzi di cherosene e jet fuel destinati a salire “più del 50% questo mese”.
L’impatto di questa crisi energetica asimmetrica peserà sulla crescita globale, spingendo le economie verso “stagnazione e recessione”.








