Accusata dai critici di far parte della sinistra che si occupa soltanto di diritti civili, Elly Schlein ha scelto nel suo programma di tornare alle basi del campo che rappresenta.
Assieme al fisco verde e alla redistribuzione, salari, lavoro e lotta contro il precariato sono l’asse portante delle politiche economiche della nuova leader del Partito Democratico.
Sul salario minimo, scrive MF-Milano Finanza, la proposta ricalca quella già presentata dal Pd e in parte sostenuta dall’ex ministro del Lavoro, Andrea Orlando. A tutti i lavoratori e a tutte le lavoratrici deve essere riconosciuto il trattamento economico complessivo dei contratti collettivi più rappresentativi.
Nei settori a più alta incidenza di povertà lavorativa andrà poi definita una soglia minima legale condivisa con le parti sociali.
Ma oltre ai dipendenti si guarda agli autonomi. Schlein contesta alla proposta di equo compenso approvata in Parlamento di colpire con sanzioni “inique” i professionisti sottopagati e non i committenti inadempienti. “Bisogna allargare la platea di applicazione e spostare sui committenti l’onere delle sanzioni”.
Il tema dell’ampliamento dei diritti degli autonomi andrà poi esteso a un nuovo modello di welfare che includa maternità, malattia, genitorialità, con strumenti di politica attiva del lavoro e incentivando i processi di aggregazione dei professionisti.
Per il nuovo Partito democratico servirà poi “un governo più incisivo” nelle partecipate pubbliche “per definire e assegnare missioni strategiche in funzione della conversione ecologica e della trasformazione digitale”.
Le spa pubbliche devono diventare per la mozione Schlein un “punto di riferimento sempre più importante per le imprese piccole e medie”. Inoltre incentivi e commesse pubbliche “devono prevedere clausole sociali e ambientali nella direzione dello sviluppo sostenibile ed è necessario effettuare sistematiche valutazioni di impatto sociale, occupazionale, ambientale e di genere degli investimenti pubblici”.
L’altra leva dovrà essere quella fiscale. Per la nuova leader Dem occorre spostare il carico fiscale dal lavoro e dall’impresa “alle rendite e alle emissioni climalteranti”, nonché “superare la balcanizzazione dell’Irpef e la proliferazione di regimi speciali di favore”.
L’intero sistema dovrà essere quindi indirizzato verso la semplificazione e verso la redistribuzione. “Chi ha di più contribuisca in proporzione maggiore al benessere collettivo”, è l’altra parola d’ordine del Fisco immaginato dal nuovo corso del Nazareno.
Slogan che accompagna l’impegno a muoversi in sede europea contro i paradisi fiscali interni all’Unione. Le tasse “si pagano dove si fanno profitti”, recita il programma della più giovane segretaria del Pd (37 anni), già vicepresidente dell’Emilia-Romagna proprio con Bonaccini.
La mozione si impegna inoltre a “riformare e democratizzare la governance economica, modificando profondamente il Patto di Stabilità e Crescita”, e sollecita “un mandato della Bce orientato anche verso la piena occupazione”.
Spazio poi alla regolamentazione dell’economia digitale e soprattutto delle lobby nelle istituzioni Ue, nervo scoperto in casa Dem, colpito dall’onda del Qatargate e dalle presunte pressioni di Marocco e qatarioti su alcuni esponenti del socialismo europeo.
Per contrastare le cosiddette porte girevoli l’idea è prevedere almeno un periodo di almeno tre anni prima che chi ha avuto incarichi possa rappresentare interessi privati.
In tema di lavoro due dei capisaldi sono la critica del Jobs Act, con una cesura netta rispetto al Pd renziano, e il sostegno al salvataggio delle imprese da parte dei dipendenti. Sul modello spagnolo, Schlein vuole quindi limitare il ricorso ai contratti a tempo determinato.
“Dobbiamo sostenere e diffondere il workers buyout (la rigenerazione delle imprese in crisi attraverso la loro acquisizione da parte dei lavoratori) anche prima delle crisi”, si legge ancora nella 33 pagine della mozione vincente.








