«Non posso immaginare cosa sarebbe successo in questa crisi pandemica se l’Europa non avesse avuto il Meccanismo di Vigilanza Unico (MVU). Ma ora è essenziale concludere il percorso dell’Unione bancaria e introdurre la garanzia unica sui depositi. E senza indugio le banche devono identificare e gestire gli Npl per continuare a fare credito». Lo afferma in un’intervista al Sole 24 Ore Elizabeth McCaul, membro del consiglio di sorveglianza del MVU (Bce/Ssm) e responsabile dello Srep.
«Non posso immaginare cosa sarebbe successo in questa crisi pandemica senza il MVU. È essenziale ultimare l’Unione bancaria. Questa crisi mostra quanto sia necessario aumentare l’integrazione per gestire meglio gli shocks. Dobbiamo avere la garanzia unica europea sui depositi (EDIS) perché è una rete di sicurezza per tutti i depositanti».
«Dare la stessa protezione ai depositi facilita l’attività bancaria transfrontaliera, elimina lo spostamento di depositi da un paese all’altro che aumenta l’instabilità, favorisce le fusioni. Spero vivamente che questa crisi darà un impulso per completare l’Unione bancaria e la Capital Market Union, rendendo così le banche europee più forti, più stabili», continua.
Alla domanda se ci sarà un’ondata di Npl, McCaul risponde che «quali rischi diverranno realtà quest’anno dipenderà molto dalla ripresa. E adesso abbiamo motivo di credere che lo scenario peggiore, quello dei 1.400 miliardi di Npl a fine pandemia, è meno probabile che si verifichi. Ci tengo a enfatizzare che ci aspettiamo che il 2021 sia l’anno della ripresa; anche se ritardata da varianti del virus o lockdown più lunghi, la ripresa ci sarà, non sarà eliminata».
«Sappiamo che non siamo ancora usciti dal tunnel e che dobbiamo rimanere prudenti. E in Bce valutiamo continuamente la situazione mentre ci muoviamo verso tempi migliori, ma l’incertezza resta ancora molto alta», aggiunge.
In questa crisi, «il progresso delle banche italiane sull’esposizione ai crediti deteriorati è stato veramente notevole: il rapporto tra Npls lordi e totale prestiti è sceso dal 10% circa del 2014-2015 al 3,1% lo scorso giugno. È un progresso formidabile. E ora le banche italiane devono continuare a fare esattamente questo, assicurarsi di gestire i Npls nei loro libri».
«Questo renderà i loro bilanci più forti per continuare a finanziare l’economia, soprattutto le Pmi. Sappiamo che le imprese italiane sono entrate nella crisi pandemica in condizioni migliori rispetto alla Grande Crisi Finanziaria. Hanno fatto profonde ristrutturazioni e questi sforzi hanno pagato. Le imprese italiane hanno mostrato resilienza e le esportazioni hanno tenuto bene. Gli stress test in arrivo prenderanno tutto questo in considerazione, ci aiuteranno a stimare la resilienza delle banche europee. Ci concentreremo su queste valutazioni nella prima metà del 2021».
Infine, «le banche devono differenziare tra deterioramento temporaneo e deterioramento permanente del credito provocato dalla pandemia. Se le banche non fanno questo, se non danno adeguata trasparenza ai loro bilanci, se iniziano ad essere opache, se non gestiscono i Npls ora, quando la ripresa arriverà e quando l’economia riprenderà, allora sì avremo il cosiddetto effetto “cliff edge”, effetto baratro, nel senso che le banche non ci saranno, non daranno credito, proprio quando ci sarà più bisogno di loro».
«Rimandare la gestione del deterioramento permanente del credito e gli Npl avrà l’effetto indesiderato di rinviare la ripresa, minando tutto quello che abbiamo fatto proprio per calmierare gli effetti della pandemia. È vitale che le banche gestiscano in maniera tempestiva, trasparente e accurata i loro bilanci. Quelle che lo faranno, prima e meglio, si troveranno nella posizione migliore quando la ripresa arriverà», conclude.








