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Edoardo Bianchi (vicepresidente ANCE): «Il codice degli appalti è azzerato perché non riesce a essere operativo. Serve ricominciare da una nuova legge sui lavori pubblici»

“Parlare di sospensione del codice degli appalti non ha senso, perché il codice di fatto è già sospeso. E’ sospeso perché rispetto al codice 50 sono intervenute tali e talmente tante modifiche che nei fatti non esiste, è una sorta di mostro, un pot-pourri di diverse disposizioni di legge”. Lo afferma Edoardo Bianchi, vicepresidente dell’Ance con delega ai lavori pubblici, sulla proposta dell’Antitrust di sospendere il codice appalti per accelerare la realizzazione delle opere infrastrutturali finanziate dal Recovery Plan.

Bianchi, contattato dall’Adnkronos, spiega che per essere attuativo il codice 50 “aveva bisogno delle linee guida dell’Anac, che non sono mai arrivate, poi è stato modificato dal decreto Sblocca cantieri del governo Conte I, in seguito è stato modificato dal decreto Semplificazioni del Conte 2 e infine dall’ultimo decreto Milleproroghe che ha portato avanti alcune modifiche”. Il codice degli appalti, continua il vice presidente dell’Ance, “ha fallito: è del 2016 e ancora oggi non è riuscito a entrare in vigore, non ha dispiegato i propri effetti. E’ ovvio che era scritto male e che non è riuscito a risolvere i problemi del settore”. E i commissari ‘modello Genova’ sono stati nominati “perché vanno in deroga al codice 50. Devono rispondere solo dell’osservanza della legge europea, della norma penale e delle disposizioni antimafia”.

Nei fatti il codice degli appalti “è completamente azzerato, perché non riesce a essere operativo”. Ora, nonostante la situazione sia “particolarmente ingarbugliata”, servono “due cose: bisogna attuare il decreto Semplificazioni e contemporaneamente bisogna organizzare un tavolo di lavoro al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti con gli stakeholder dove iniziare a parlare della nuova legge sui lavori pubblici”, conclude Bianchi.

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