Le priorità combinate di geopolitica economica e finanziaria dell’Italia finalizzate a mantenere espansivo il modello export-led difficilmente modificabile senza crisi interne in uno trainato da consumi interni sono quattro: avvio del progetto Imec di connessione tra Indo-Pacifico, Mediterraneo ed Atlantico meso-settentrionale e conseguente strutturazione di un mercato mediterraneo costiero e profondo (che io chiamo Ekumene); penetrazione con metodo di reciproco vantaggio nell’area africana; massima estensione globale di partenariati bilaterali; convergenza pur con intensità contingenti differenziate con Ue e Usa per requisiti di moltiplicazione della forza politica utile alla strategia commerciale con una postura di G7+.
Parecchi attori finanziari e industriali italiani che vedono con favore lo scenario “Italia globale” sopra abbozzato mi hanno chiesto se la guerra del Golfo e la divergenza tra Ue e Usa in materia lo deprobabilizza.
Rispondo.
Pur volatili, le probabilità di depotenziamento permanente delle capacità iraniane di sabotare l’Imec ostacolando i traffici tra India e penisola arabica sono al momento di quasi l’80% con orizzonte temporale di tre o quattro mesi.
Resta un residuo di rischio non sottovalutabile, ma il differenziale di potenza tra offensiva israelo-americana e resistenza del regime iraniano combinato con l’assenza di ingaggio diretto a contrasto dell’offensiva stessa da parte di Russia e Cina portano nel simulatore proiettivo del caso la probabilità detta.
Questa rafforzata da un presidio crescente dell’imbocco del Mar Rosso – rilevante quasi quanto lo stretto di Hormuz per lo scenario Imec – anche per un inserimento nel Somaliland di capacità anti-Houthi oltre che per il rafforzamento di missioni navali europee.
Pertanto, pur problematiche le tensioni politiche ed economiche nel breve termine, le aziende italiane che devono e possono programmare investimenti lunghi dovrebbero scontare uno scenario di avvio dei precursori dell’Imec.
Nel recente convegno a Trieste su questo tema sono emersi segnali di convergenza tra le nazioni interessate ed anche da parte dell’America.
Pertanto è realistico progettare posizioni nello scenario Imec e dialogare con la politica affinché converga.
Italia troppo debole?
Dipende dal grado di pragmatismo.
Per esempio, la Francia spinge Marsiglia come hub mediterraneo dell’Imec contro l’ambizione di Trieste: sarà facile una composizione, già impostata.
E Genova?
Si studi una stazione marittima di bandiera svizzera e si investa sul retroporto e ciò ne aiuterà la competitività.
Sul piano macro comincia a tratteggiarsi l’interazione fra quattro aree di mercato: mediterranea costiera, profonda lato indo-arabo, lato africano e Ue.
Il suggerimento è iniziare a pensare a un’organizzazione di metamercato, con regole specifiche finanziarie, che imposti standard basici comuni tra queste aree, pur esse restando differenziate.
Ma l’Italia in posizione centrale con diversi alleati.








