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«Draghi non ne sbaglia una, ma la sua magia non è eterna. Roma non è Francoforte». L’analisi di Le Monde

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La magia Draghi non sarà eterna’ è il titolo di un commento apparso sul quotidiano francese Le MONDE, dove si osserva che “dal suo arrivo alla testa di un governo di unione nazionale, il ‘dottor Draghi’ non ha sbagliato niente”.

Ma si aggiunge che “il tempo di Mario Draghi è contato. Gli restano 18 mesi prima delle politiche, al più tardi il 1 giugno 2023”.

“Quelli che gli sono stati accanto alla BCE – scrive Le MONDE – vantano il suo pragmatismo all’americana e la sua finezza politica, convinti che saprà avviare il necessario cambiamento per la trasformazione del paese. Il salvatore dell’euro non perde mai il sangue freddo.

“Sa piegare le opposizioni con eleganza. Ma Roma non è Francoforte e la ‘magia Draghi’ rischia di non durare, sottolineano quelli che dubitano”.

Le MONDE elenca i successi fin qui di Draghi: “la riorganizzazione della campagna vaccinale”, “il G20 di Roma che ha segnato il ritorno della Penisola sulla scena internazionale”, “il Pil che è cresciuto del 2,6% nel terzo trimestre e la crescita che dovrebbe raggiungere il 6% sull’anno, ai massimi dalla fine degli anni Settanta”.

“È vero che, dal suo arrivo a Palazzo Chigi, la fiducia degli investitori si è ripresa e il dialogo con Bruxelles si è rinnovato. È anche vero che ora il governo italiano ha i soldi per la ripresa europea: 191,5 miliardi di euro di prestiti e sovvenzioni. Mai, dagli anni ’90, Roma ha beneficiato di una tale dotazione per rimettere in carreggiata la propria economia. Permetterà di evitare lo scenario disastroso in cui le riforme sono accompagnate da un insopportabile trattamento di austerità per la popolazione. A patto che sia usato bene”.

“Maledizione italiana”

“Tuttavia, la portata del compito è immensa. Mentre il PIL pro capite dell’Italia era vicino a quello della Francia nel 2000, ora è inferiore del 15%. Sul Paese pesano la bassa produttività, la burocrazia e il vertiginoso divario tra il Nord industriale e il Sud, dove il tasso di povertà è il doppio della media nazionale del 20%. A ciò si aggiunge il preoccupante calo demografico, alimentato dal basso tasso di natalità e dalla fuga di cervelli. ”  Questa è la maledizione italiana: è un Paese sempre più vecchio, dove l’ incuria amministrativa complica ogni riforma”, sintetizza una fonte europea”.

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