La guerra in Ucraina, ha come sfondo il rapporto quanto mai teso tra Usa e Cina. Su Repubblica Domenico Siniscalco commenta gli scenari futuri più probabili su questo fronte: “Il primo, negativo – scrive l’economista – prevede l’inasprirsi delle relazioni Usa-Cina con una progressiva chiusura delle due economie e la conseguente regionalizzazione dell’economia globale.
Tra Cina e Stati Uniti prevarrebbe un atteggiamento di confronto in un movimento progressivo verso una nuova guerra fredda. E il libero scambio di prodotti, servizi e capitali avverrebbe soltanto all’interno di ogni blocco economico con una segmentazione di fatto dell’economia globale.
Si contrappone a questa visione uno scenario positivo, in cui si mette di lato il problema russo, mentre Stati Uniti e Cina trovano un grande accordo cooperativo su scambi internazionali e finanza globale. Una globalizzazione più controllata e regolamentata, ma capace di sfruttare la specializzazione di vari paesi e la disponibilità globale di capitali.
Questo accordo, oltre la crisi russo-ucraina, può sembrare utopistico, ma molti elementi oggettivi spingono proprio in questa direzione, che perpetua l’equilibrio positivo degli ultimi vent’anni. Consideriamo innanzitutto – sottolinea Siniscalco – che Cina e Occidente sono formidabili partner commerciali ciascuno con una specializzazione complementare rispetto all’altro. Sono fondamentali partner finanziari, dove la Cina, grazie al proprio risparmio, finanzia gli Stati Uniti.
Consideriamo che l’economia cinese sta rallentando di suo, e che avendo un deficit strutturale di consumo interno ha bisogno di mercati di sbocco per il proprio export. Infine, nell’analisi dell’economia globale, non si possono dimenticare le esternalità che non possono essere controllate dai governi. Dalla crisi climatica alle pandemie queste esternalità richiedono un approccio coordinato a livello internazionale.
Al momento le relazioni politiche ed economiche tra Usa e Cina paiono ai minimi dai tempi di Nixon e Kissinger. Si minacciano addirittura sanzioni alla Cina. Servirebbe invece – conclude l’editoriale – un grande accordo tra Usa e Cina, con un ruolo attivo dell’Unione Europea, su scambi e capitali, che riconosca i benefici della globalizzazione pur correggendone gli eccessi dannosi”.








