Sulla Stampa Domenico Quirico mette in guardia dal farci coinvolgere nella logica della “guerra del risentimento” tra Putin e Zelensky.
“Zelensky ci intimidisce. Perché la sua collera contro i russi è vera, l’orrore di ritrovarsi nella gabbia di Putin e di rischiare la sconfitta per poi essere esibito come il trofeo conquistato gli brucia in gola.
Le sue parole di odio sono di oro zecchino, lui combatte. Noi guardiamo. Zelensky segue una logica: deve sconfiggere i russi e vendicarsi. Ogni mossa e parola, verso l’Occidente e verso la Russia, sono incatenate a questo chiaro scopo.
All’inizio chiedeva aiuto con un sillogismo semplice, comprensibile: europei, adesso tocca a noi, poi sarà il vostro turno. Adesso si è fatto imperativo, distribuisce i voti tra chi aiuta davvero e chi finge. All’inizio di questa tragedia il presidente ucraino dipendeva da noi, dalle nostre decisioni.
Adesso saremmo in grado di porre dei limiti, di dirgli no se pensiamo che possa commettere errori? Forse no, perché al contrario di Zelensky noi europei in questa guerra non seguiamo una logica: non l’abbiamo mai elaborata.
Le nostre strade hanno iniziato a divergere dalla logica semplice e chiara di Zelenzky, questa è la verità. Abituati alle «guerre piccole» della Sicurezza, che si possono circoscrivere e modellare a nostro vantaggio, non abbiamo compreso che le idee legate al risentimento sono pietre che hanno un ordine inflessibile.
Servono per costruire guerre appunto. E questa è una guerra implacabile, senza neppure le medioevali tregue di Dio”.
Non abbiamo compreso “le mosse di uomini come Zelensky e Putin, che opposti risentimenti con logiche implacabili muovono quasi matematicamente l’uno contro l’altro. Questa – sintetizza Quirico – è una guerra del risentimento dove non bisogna più aver paura di odiare, dove non bisogna più vergognarsi di essere fanatici”.








