“Gli italiani non hanno afferrato il senso della battuta, ma sembra non averlo compreso neanche Draghi stesso dato che non ha agito, non ha preso adeguati provvedimenti per affrontare la situazione, non ha preso decisioni per esempio sul fatto che i termosifoni non dovessero superare certi gradi, o che il sabato e la domenica si andasse a piedi o altro: alla battuta non ha creduto nessuno, neanche lo stesso Draghi”.
Lo ha detto all’Adnkronos il sociologo Domenico De Masi, professore emerito di Sociologia del lavoro presso l’Università degli Studi di Roma ‘La Sapienza’ commentando la battuta del premier Mario Draghi sull’eventuale blocco all’importazione del gas russo, se preferiamo la pace o il condizionatore acceso.
“Io credo che Draghi tuttavia, abbia detto una cosa sacrosanta e cioè che c’è un rapporto tra il nostro termosifone e la guerra in corso – ha sottolineato De Masi – però mi sarei aspettato allo stesso tempo una reazione, come si fece nella crisi del 1973, non grave come questa ma comunque che comportò dei sacrifici con la riduzione dei consumi di petrolio e carburanti. Ora decisioni su una riduzione di consumi non ci sono, lo sperpero come quello della luce di moltissime vetrine dei negozi accese tutta la notte: lo sperpero non è cambiato, mentre sono cambiate le bollette”.
“Credo che il nostro comportamento nei confronti della guerra sia estremamente cinico, – ha concluso De Masi – cioè ci commoviamo davanti a scene in televisione ma pensiamo che una guerra di questa portata non abbia nessuna conseguenza su di noi. Mentre le conseguenze sono chiarissime e non ci rendiamo conto del fatto che comunque andiamo verso un inverno sicuramente segnato dal fatto di avere meno di gas per il riscaldamento e per la luce elettrica, ma segnato anche dal fatto che avremo carenza di grano per il nostro pane e così di seguito”.








