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Davide Serra (AD Fondo Algebris): «L’offerta del Credit Agricole per Creval è win-win»

“Per noi quella dell’Agricole è una buona offerta che rende l’operazione “win win”: al Creval si dà una stabilità di medio lungo periodo, l’Agricole trova un ottimo partner. Un’ipotetica fusione con Banca Popolare di Sondrio, per dire, non sarebbe stata analogamente efficace per il Creval perché avrebbe concentrato i problemi e creato sovrapposizioni. Noi non l’avremmo supportata”. 

Lo afferma Davide Serra, fondatore e a.d. del fondo Algebris, che ha il 5,4% del Creval e ha aderito all’Opa con una mossa inusuale per la sua tempistica, visto che è arrivata insieme al lancio dell’offerta.

“Noi abbiamo detto che aderiamo all’Opa e riceveremo, una volta che  l’offerta sarà autorizzata ed efficace, quanto previsto. Dicendo che  aderiamo vogliamo facilitare l’operazione perché ci crediamo: l’Agricole è l’Intesa Sanpaolo francese, è storicamente radicata nel territorio, ha  azionisti di lungo periodo e un modello di business diversificato e  sostenibile. Creval, che era una banca popolare e fortunatamente si è  trasformata in Spa, entrerebbe in un gruppo solido e profittevole”,  aggiunge.   

“La nostra accoglienza positiva può facilitare l’interesse degli altri azionisti, i quali decideranno se proseguire con l’Agricole o tornare alle condizioni precedenti. Secondo me ci saranno adesioni significative perché tutti capiranno che la banca diventa più forte. Il board, che è di elevata qualità, farà invece le sue valutazioni come è giusto che sia”, precisa.    

Alla domanda se sia migliorabile l’offerta di 10,5 euro per azione proposti con un premio del 21,4%, Serra risponde che “da quando abbiamo investito nel Creval nel 2018, e quindi a partire dall’aumento di capitale, il titolo è sempre sceso. L’Agricole oggi offre il 35-40% in più rispetto all’indice bancario, in cui ci sono anche banche di standing, ed è parecchio. E’ un’offerta cash, non c’è da discutere sui concambi. Ovvio poi che se da qua all’avvio dell’offerta ci ritrovassimo con un’economia che riparte, grazie ai vaccini, e in cui tutto settore bancario risale, allora il valore di quello che oggi è un ottimo premio, per un semplice effetto ottico potrebbe ridursi. Viceversa, se l’economia si fermasse, allora ci sarebbe da ringraziare ancora di più per l’offerta  francese”, sottolinea.    

“Da investitore del Creval non posso dire altro che “ben venga” all’Agricole: è azionista della banca valtellinese e conosce bene il suo board. L’offerta è un segno di fiducia rispetto al lavoro fatto dal management”, assicura Serra escludendo la mossa come un segno di sfiducia nei confronti dell’attuale Ceo Luigi Lovaglio.

“La mia stima nei suoi confronti è forte e intatta e si basa su 20 anni di risultati positivi da lui generati, sin dall’epoca in cui era a capo di Bank Pekao. Anzi, ho presentato io stesso il suo nome al primo azionista Denis Dumont quando si trattava di costruire la lista per il Cda nel 2018. A tre anni dal suo ingresso in Creval posso dire che Lovaglio ha gestito al meglio la banca, stabilizzandola e portandola all’utile. Oggi però tutte le banche devono affrontare le sfide della digitalizzazione. E servono gruppi più grandi per fare investimenti”, conclude. 

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