La variante Omicron? Anche qui il premier Mario Draghi è risultato decisivo.Lo afferma Alberto D’Argenio, sottolineando che «l’aria che si respirava nei giorni scorsi a Palazzo Chigi era che, in assenza di dati sul rischio che la velocità di diffusione della variante potesse superare la capacità di procedere con il booster, l’Ue potesse tergiversare».
«A maggior ragione in un momento di transizione, con Emmanuel Macron in campagna elettorale e Olaf Scholz da troppo poco seduto sulla poltrona di Angela Merkel» scrive su Repubblica. «Un pericolo che l’Italia, tra i Paesi con il miglior tasso di vaccinazione d’Europa, non può correre, anche considerando che in dieci Paesi Ue il tasso di vaccinazione è inferiore al 60%. Da qui» osserva D’Argenio «la scelta di imporre il tampone ai viaggiatori in arrivo dal resto dell’Unione in aggiunta al Green Pass».
«Ursula von der Leyen, sempre abile (prima qualità per un presidente della Commissione) a capire gli umori dei suoi “datori di lavoro”, i leader, nel corso del vertice si è così coperta, lanciando un segnale politico che di fatto battezza la mossa italiana sui tamponi: ha annunciato che Bruxelles proporrà di richiedere un test, aggiuntivo al Green Pass, per tutti coloro che entreranno in Europa dal resto del mondo. Chi lo farà anche all’interno dell’Unione sarà dunque meno esposto a critiche. Non che il provvedimento basterà a metterci al riparo dalla Omicron, ma è un promemoria sulla necessità di agire con prontezza di fronte all’imprevedibilità della pandemia. O quanto meno di saper prendere tempo».
«E di tempismo Draghi e Macron stanno facendo un mantra anche di fronte alle sfide economiche. Lunedì Scholz sarà a Roma e Draghi gli sottoporrà la proposta di riforma del Patto di stabilità che ha preparato con il francese proprio in vista dell’insediamento del nuovo governo a Berlino. Se riuscirà a farla sottoscrivere anche al neocancelliere e ottenere il suo impegno a farla firmare al capofila dei frugali, l’olandese Mark Rutte, il documento non sarà più una “proposta”, ma la road map per le future politiche economiche Ue. Finalmente non ostili ai Paesi ad alto debito. Sarebbe» conclude «il match point del pragmatismo».
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