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Danza di coppia: musica d’intesa tra Draghi e Macron. Potrebbero diventare insieme nuovo asse all’interno dell’UE

Riportiamo di seguito la traduzione di un articolo di Ben Hall pubblicato sul Financial Times il 3 marzo 2021

La nomina di Mario Draghi in qualità di primo ministro italiano grazie all’ampio sostegno della maggior parte, se non di tutti, i partiti politici è stata salutata come una buona notizia per l’Italia e per l’UE. Ed è anche una buona notizia per il presidente Emmanuel Macron.

Infatti questa evoluzione politica offre al leader francese un partner a Roma che risulta un forte e credibile sostenitore di una più stretta integrazione europea proprio nel momento in cui la Germania si prepara a un cambio di leadership. Quando Angela Merkel lascerà la carica di cancelliera tedesca, Draghi e Macron potrebbero diventare la nuova coppia di potere in Europa.

Un’alleanza tra la seconda e la terza economia più grandi della zona euro a favore di una maggiore solidarietà e di un maggior impulso potrebbe sembrare naturale, ma rischia di risultare sfuggente. Durante la crisi del debito della zona euro, la Francia era riluttante a staccarsi da Berlino e ad allinearsi con gli altri paesi del Mediterraneo per timore di allargare il rischio spread tra i bond del Tesoro francesi e i bond tedeschi.

Due anni fa, i rapporti tra Parigi e Roma erano al minimo storico dalla seconda guerra mondiale, quando Luigi Di Maio, allora vice primo ministro, dichiarò il suo sostegno ai manifestanti antigovernativi francesi. Il Presidente francese filoeuropeo era un obiettivo conveniente per i populisti euroscettici italiani che cercavano di attirare il sostegno interno. C’era anche rabbia in Italia per la mancata solidarietà della Francia percepita nella crisi dei migranti del 2015-16 e risentimento per le acquisizioni di alcune società italiane da parte dei rivali francesi.

Le relazioni migliorarono quando Roma intraprese una svolta più europeista sotto il secondo governo di Giuseppe Conte.

Francia e Italia erano tra i nove firmatari di una lettera lo scorso marzo che chiedeva uno “strumento di debito comune emesso da un’istituzione europea” per aiutare i paesi colpiti dalla pandemia. Era il nocciolo del Recovery Fund europeo ideato da Parigi e Berlino e adottato da tutti i 27 Stati membri con il nome di Next Generation EU. Il più grande passo avanti nell’integrazione europea dalla creazione dell’euro è stato anche il più grande risultato europeo di Macron. “Macron oggi ha dato prova della sua leadership grazie al Next Generation EU”, ha detto Enrico Letta, ex primo ministro italiano e ora decano della Paris School of International Affairs.

Considerando che l’Italia è la principale beneficiaria del Recovery Fund, molto dipenderà dalla sua capacità di spendere sapientemente questi fondi. Draghi “sa probabilmente meglio di chiunque altro cosa è necessario fare per cogliere questa opportunità unica nella storia per affrontare le debolezze di lungo corso del Paese”, ha affermato Silvia Merler dell’Algebris Policy & Research Forum.

Una gestione errata della situazione creerebbe molti dubbi sulla capacità dell’Italia di poter sopravvivere all’interno della moneta unica. Screditerebbe anche l’idea di mettere in comune la sovranità all’interno dell’UE in cambio di una maggiore solidarietà.

A Conte mancava l’appoggio politico per spendere correttamente i fondi del Recovery plan. Questa è la prima ragione per cui la consacrazione di Draghi è vitale per i sostenitori di un’Europa più forte, come è appunto Macron. La seconda è la speranza che, avendo modernizzato la politica monetaria come presidente della Banca centrale europea, Draghi possa aiutare a riformare la politica fiscale della zona euro, con regole sul deficit e sul debito più favorevoli alla crescita e un budget permanente per contenere gli shock.

“Draghi è a favore di una maggiore integrazione europea, unendo la responsabilità nazionale alla solidarietà europea”, ha detto Marta Dassù, ex vice ministro degli Esteri che presiede il think-tank Aspen Italia. “Sono le due facce della stessa medaglia”.

Spendere bene i soldi dell’UE e realizzare le riforme fiscali sono i “pilastri di una buona intesa” tra Parigi e Roma, ha detto Letta. Ma i due partner non sono perfettamente allineati. Sia Dassù che Letta considerano Draghi sulla sicurezza a favore del patto atlantico e anche scettico, come Berlino, sull’idea avanzata da Macron di una “autonomia strategica” per l’Europa.

Anche Macron ha dichiarato al Financial Times il mese scorso di essere scettico sulla creazione di una routine in cui “Parigi danza con Berlino, rendendo Roma gelosa, e quando Berlino non si comporta abbastanza bene, Parigi se ne va e danza con Roma”. Tuttavia, si è detto “molto felice di riavere sulla scena (Draghi)”, aggiungendo: “Credo che sia un’opportunità per tutti noi”.

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