Il vice direttore del Corriere della Sera, Daniele Manca riflette sui passi necessari da compiere, in termini di riforme, perché la ripresa post-pandemia possa diventare duratura e stabile.
«Sappiamo – ricorda – che il nostro Paese ne ha e ne aveva bisogno (di riforme) per dare continuità allo sviluppo. L’Europa ce le ha sempre richieste, ma per aiutarci nel percorso è disposta per la prima volta nella sua storia a indebitarsi con il Next generation Eu. Sta a noi evitare una doppia illusione».
«La prima è che il Recovery plan non è scontato: dobbiamo guadagnarcelo. La seconda è che le riforme, che grazie al governo sembrano potersi avviare, non avranno effetti immediati. È nella loro natura dispiegare le positive conseguenze nel corso degli anni a venire. È per questo che al Paese, a cominciare dal governo e dalle forze politiche, è affidato un passaggio culturale prima ancora che economico».
«L’ingresso nell’economia della conoscenza renderà la formazione, lo studio continuo, uno degli elementi fondanti della nostra capacità di garantirci un futuro. L’allocazione delle risorse stabilita dal premier Mario Draghi e dal ministro dell’Economia, Daniele Franco, è stata importante. Ancor di più sarà monitorare l’uso fattivo da parte di ministri come Roberto Cingolani, Vittorio Colao, Enrico Giovannini che dovranno guidare la transizione digitale, ecologica e infrastrutturale».
«Ma chiediamoci se accanto alla spinta di Renato Brunetta, Giancarlo Giorgetti e Andrea Orlando, siamo certi di prestare perlomeno analoga attenzione al lavoro sotterraneo quanto essenziale di ministri come Cristina Messa, all’Università e ricerca, e Patrizio Bianchi all’Istruzione. La crescita, unica garanzia per ognuno di noi per trovare un proprio posto nella società, dovrà essere sostenibile. Sostenibilità ambientale, sociale ed economica. Tre elementi profondamente interrelati. E che vedono nelle competenze il tratto comune».
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