La guerra in Ucraina e le scelte dell’Italia sull’energia. Daniele Manca sul Corriere della Sera parla del bivio cui è giunta l’Italia (e non solo) e le decisioni da prendere. “Era tempo – scrive l’editorialista – che non si vedevano missioni come quella di Draghi in Algeria.
L’Italia negli ultimi anni è apparsa richiusa in sé stessa. In un susseguirsi di elezioni le forze politiche hanno preferito misurarsi sul consenso immediato piuttosto che sul lungo periodo. La situazione ha imposto una revisione degli equilibri geopolitici. A scelte concrete. La missione governativa ad Algeri sul gas ne è l’esempio.
Una strategia miope italiana (ma anche tedesca) ha fatto sì che le prime due potenze manifatturiere d’Europa (la Germania e noi), siano legate alle forniture di gas russo nella loro produzione di energia. Cosa né sopportabile né intelligente. Tanto più se si dovesse arrivare a sanzioni che prevedono il non acquisto di gas per evitare di finanziare una guerra nel cuore dell’Europa.
Al proposito va fatto un inciso. L’effetto delle sanzioni sulla nostra economia è al momento relativamente basso. Altra cosa sono le ripercussioni della guerra. Basti pensare – sottolinea Manca – alle mancate forniture di materie prime dall’Ucraina.
Sarebbe bene che anche nel dibattito politico ed economico la distinzione fosse ben chiara per evitare facili semplificazioni del tipo: togliamo le sanzioni e abbiamo risolto. È per questo che è necessaria una «politica» energetica, che vada al di là del solo il girare per il mondo con un assegno in mano pronti a pagare qualsiasi prezzo.
Ecco il senso della proposta italiana del novembre scorso di acquisti e stoccaggi comuni in Europa del gas. O l’idea di un tetto ai prezzi sempre europeo. La solidarietà della Ue e quindi il tentativo di una politica comune appaiono come decisiva anche nel campo dell’energia. Ultimo ma rivelatore tassello: la transizione verso fonti rinnovabili. A parole la vogliono tutti.
Però è un fatto che quasi il 100% dei progetti di impianti eolici presentati nel 2021 sia ancora senza autorizzazioni. Il collo di bottiglia è nell’elevato potere di veto di Regioni e sovrintendenze. Gli stessi partiti a Roma convinti assertori di sole, vento e acqua come il futuro della nostra sicurezza energetica, cosa fanno a livello locale? Una tragedia come quella Ucraina – conclude – si sta dimostrando purtroppo un vero esame di maturità per molti. Anche in Italia”.








