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Daniela Fumarola, segretaria generale Cisl: “Si potrebbe avere fino al +9% del Pil in più con l’aumento dei salari e della qualità dell’occupazione per le donne”

“Tra i tanti ostacoli da rimuovere per favorire la crescita del nostro Paese, quello rappresentato dal divario occupazionale e salariale tra uomini e donne è il più evidente”.

Così, la Segretaria Generale della Cisl, Daniela Fumarola, a margine del convegno ‘Donna, famiglia, lavoro: equilibri per il futuro’, in corso stasera ad Aosta.

Il gender gap per Fumarola non riguarda solo le donne. “È una questione di giustizia, ma anche un ineludibile obiettivo di sviluppo nazionale.

Rimuovere questo ostacolo – precisa la Segretaria generale della Cisl, citando i dati di una ricerca pubblicata oggi sul Sole-24Oreconsentirebbe di liberare un potenziale di risorse pari a più di 200 mld di euro, vale dire il 9% del Pil.”

“Sul fronte della partecipazione femminile al mercato del lavoro – afferma Fumarola – per quanto negli ultimi anni la situazione sia migliorata grazie a incentivi e decontribuzione, l’Italia tra i paesi europei resta quello con le percentuali più basse.

Ancora peggio se andiamo a guardare le differenze retributive, su cui pesano part-time involontario, maggiore concentrazione in settori meno remunerativi, minore presenza femminile in ruoli apicali e percorsi di carriera più lenti e discontinui rispetto agli uomini.”

“Il risultato – prosegue – è che il gap salariale, al di là delle statistiche ufficiali, supera ampiamente il 25%.

Per le donne questo significa non solo guadagnare meno oggi, ma anche assegni pensionistici più bassi domani.

E visto che il capitolo pensioni diventa particolarmente complicato se rapportato all’inverno demografico, pensiamo a quanto tutto questo incida anche sulla bassa natalità.”

“Se davvero vogliamo affrontare il tema della crescita – conclude – partiamo da qui, utilizzando tutte le leve a nostra disposizione.

Dal rafforzamento dei servizi di assistenza all’infanzia alla promozione di una maggiore trasparenza salariale, all’uso dello strumento contrattuale e della partecipazione.

Significa valorizzare la dimensione negoziale di secondo livello, aziendale e territoriale, per favorire misure di conciliazione vita-lavoro e flessibilità organizzativa che vedano le donne sempre più protagoniste.”

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