“I dati presentati oggi dall’Istat confermano le nostre preoccupazioni e le nostre rivendicazioni: nonostante l’ulteriore calo delle nascite abbia ridotto il divario tra la disponibilità di servizi educativi e il numero di bambini e bambine nella fascia 0-2 anni, non è ancora stato raggiunto l’obiettivo del 33% a livello nazionale.
Siamo al paradosso: un governo che fa propaganda assordante sul contrasto alla denatalità e non muove un dito per garantire ai bambini e bambine di questo Paese il diritto a percorsi educativi sin dai primissimi mesi di vita”.
Lo ha detto la segretaria confederale della Cgil Daniela Barbaresi commentando quanto emerge dal report dell’Istituto ‘Offerta di nidi e servizi integrativi per la prima infanzia anno educativo 2023/2024’.
La dirigente sindacale sottolinea che “preoccupano le pesanti diseguaglianze territoriali nella disponibilità di posti, che restano sostanzialmente inalterate, con ben sette regioni che non arrivano ancora al 33% nel rapporto posti/bambini: Abruzzo, Basilicata, Molise, Puglia, Calabria, Sicilia e Campania”.
“Se da un lato c’è un problema di posti insufficienti” – prosegue – “altrettante criticità si riscontrano nella spesa a carico delle famiglie che sostengono quote di compartecipazione spesso troppo alte, rette che, nonostante i bonus, per molti nuclei non sono sostenibili e condizionano la scelta di affidamento dei bambini ai nidi”.
Alla carenza di posti, ai costi elevati dei servizi, ai divari territoriali si somma un ulteriore problema: “la presenza di liste d’attesa consistenti e la tendenza all’aumento della domanda da parte delle famiglie che non viene soddisfatta dalla capacità ricettiva del sistema educativo per la prima infanzia”.
A completare il quadro, “i troppi ritardi nella realizzazione dei progetti del PNRR: a pochi mesi della scadenza è stato speso solo il 39% dei 3,8 miliardi di euro di finanziamenti per asili nido e scuole dell’infanzia, e solo l’8% delle opere risulta completato.
Anche su questo fronte” – denuncia Barbaresi – “il Governo sembra piuttosto distratto”.
La segretaria confederale Cgil sostiene che “non basta costruire le strutture se non si garantiscono le risorse per renderle operative: per raggiungere l’obiettivo del 45% (Barcellona 2030), non solo vanno attivati almeno altri 165mila posti rispetto a quelli censiti dall’Istat, ma per permettere la gestione diretta da parte dei Comuni sono necessari almeno 1,6 miliardi di euro in più all’anno per la spesa corrente e 37mila educatrici/tori in più”.
Barbaresi conclude: “È necessario correre ai ripari e garantire un’adeguata rete di asili nido diffusi nel territorio, di qualità, accessibili e gratuiti, nel rispetto delle indicazioni europee, affinché il diritto a un percorso educativo sin dai primi mesi di vita sia garantito a tutti i bambini e le bambine”.








