Secondo Alessandro Sallusti, gli ultimi attacchi di Donald Trump contro Giorgia Meloni e le sue ingerenze nel calcio internazionale rivelano un medesimo tratto: la pretesa di imporre la propria volontà ignorando regole e istituzioni.
L’autore mette a confronto due episodi: la richiesta di Trump di tenere lontana Meloni dal vertice Nato attraverso un provocatorio “ordine restrittivo” e il suo intervento per ottenere la revoca della squalifica del calciatore statunitense Folarin Balogun durante i Mondiali.
La differenza, osserva Sallusti, è che il presidente della Fifa, Gianni Infantino, ha assecondato le pressioni della Casa Bianca, mentre la presidente del Consiglio italiana non si è lasciata intimidire e ha mantenuto la propria autonomia.
L’editoriale sostiene che, agli occhi di Trump, non esista distinzione tra politica internazionale, alleanze militari o competizioni sportive: ciò che conta è che prevalga sempre la sua volontà.
Le norme costituzionali italiane che regolano l’uso delle basi militari statunitensi, così come i regolamenti sportivi che disciplinano le squalifiche, rappresentano per lui semplici ostacoli da aggirare.
Sallusti osserva che il presidente americano mostra scarso interesse a comprendere i limiti istituzionali entro cui operano governi e organizzazioni internazionali, privilegiando invece un approccio personalistico fondato sul principio del “si fa come dico io”.
Secondo l’autore, dopo non aver ottenuto in Medio Oriente i risultati sperati, Trump cercherebbe ora un riscatto simbolico attraverso altri terreni di confronto, arrivando perfino a politicizzare il calcio mondiale.
Questa strategia, però, finisce per apparire controproducente e per esporlo al ridicolo più che rafforzarne l’autorevolezza.
La conclusione è severa: più che il presidente della principale potenza mondiale, Trump offre ormai l’immagine di un uomo dominato dall’ego, “nel pallone” e, soprattutto, di un “pallone sgonfiato”.








