L’aveva evitata nel 2017 per il cambio di gusti nel modo di vestire dei giovani americani. Ora, in piena emergenza sanitaria globale è proprio il Coronavirus a far dichiarare bancarotta alla J Crew, la casa di moda resa famosa da Michelle Obama.
È la prima vittima americana nel settore delle vendite al dettaglio americano. La J Crew ha trovato un accordo con i finanziatori per convertire in azioni 1,65 miliardi di dollari di debiti inoltre ha raggiunto un accordo con i suoi creditori per ristrutturare il debito assicurandosi una linea di credito da da 400 milioni di dollari. “Mentre attendiamo di riaprire i nostri punti vendita il più rapidamente possibile e in sicurezza – ha dichiarato Jan Singer, l’amministratore delegato di J Crew – questa ampia ristrutturazione finanziaria dovrebbe consentire alle nostre attività e ai nostri marchi di prosperare per i prossimi anni”. Tecnicamente l’azienda si è affidata al cosiddetto “Chapter 11”, una legge fallimentare americana molto simile all’amministrazione controllata
J Crew vanta negli States 182 negozi e 170 outlet. Resta in piedi la possibilità di acquistare online. Il gruppo controlla anche il marchio Madewells, che vanta 140 negozi negli Stati Uniti.
L’azienda, nata nel 1947 venne rifondata a metà anni ottanta e si specalizzò nella moda “preppy” (il modo di vestire dei giovani di buona famiglia e dei college americani). Salì agli onori della cronaca quando, nel 2008, la J Crew venne citata in un programma televisivo da Michelle Obama rispondendo ad una domanda sui suoi abiti.








