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Corrado Augias (Repubblica): «L’isolamento e il potere del dittatore Putin»

Su Repubblica Corrado Augias si interroga sul carattere imperscrutabile di Vladimir Putin, l’uomo che ha scatenato il conflitto per ragioni largamente ignote. Putin – osserva Augias – governa con stile dittatoriale, si fida poco anche dei suoi collaboratori più stretti. In questo circospetto isolamento tenere i suoi piani al riparo da ogni indiscrezione è molto più facile che in una democrazia.

La presa di Putin sulla Russia sembra essere salda. Indubbiamente lo aiuta essere stato un ufficiale dei servizi segreti. Il padrone del Cremlino sa anche che il dominio in pratica totale sul Paese, l’abolizione d’ogni libertà d’espressione, la brutale repressione del dissenso anche solo sussurrato non basterebbero probabilmente a garantire la sua sicurezza se non potesse contare anche su un vasto consenso popolare.

Non quello degli intellettuali, dei giornalisti, di qualche scrittore, il consenso del popolo, nelle città e nelle sterminate campagne, il popolo delle piazze e quello delle chiese che tocca, secondo attendibili sondaggi l’83 per cento dell’intera popolazione.

Da questo punto di vista è di grande aiuto l’appoggio del patriarca di Mosca Kirill, una pedina fondamentale. Ancora pochi giorni fa l’alto prelato ha invocato l’aiuto divino. Per trovare un ulteriore elemento di forza, Putin ha rinverdito il mito della Grande guerra patriottica come in Russia viene chiamata l’ultima, vittoriosa, guerra mondiale.

Nella testa dei soldatini mandati in Ucraina (spesso semplici coscritti) è stata martellata l’idea che bisogna sconfiggere i nazisti di Kiev come fecero i padri che, tra il 1942 e il ’43, seppero annientare a Stalingrado la 6° Armata tedesca, opponendo alla forza di quel temibile esercito una resistenza di disumano eroismo.

L’evidente sproporzione tra Stalingrado e Kiev, tra i nazisti veri e quelli inventati al Cremlino dice anche che Putin ha dovuto mobilitare le più estreme risorse retoriche per cercare di vincere alla svelta una guerra di cui non aveva previsto la portata.

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