Gli interventi messi in campo dalla legge di Bilancio per il 2025 hanno ridotto l’indice di disuguaglianza di 0,24 punti portandolo dal 31,41 al 31,17.
Una simulazione dell’Istat sulla redistribuzione del reddito sottolinea come l’insieme dei trasferimenti sociali, comprese le pensioni, l’assegno unico ecc e della tassazione vigente consenta la riduzione dell’indice che si avrebbe avuto senza lo stato sociale di 16,1 punti.
In particolare segnala l’Istat, vale appena 0,01 punti il passaggio dalla decontribuzione per i lavoratori dipendenti alle nuove misure fiscali con vantaggi reddituali per 6,3 milioni di lavoratori, con una media di 365 euro in più e svantaggi per 7,1 milioni con 145 euro in meno.
La rimodulazione delle misure di sostegno ai redditi delle lavoratrici madri ha prodotto effetti sul reddito di circa 900 mila famiglie.
Per la metà di queste, si stima un effetto positivo sul reddito di circa 415 euro all’anno; si tratta delle famiglie con lavoratrici autonome o dipendenti a tempo determinato con due o più figli che non erano destinatarie nel 2024 di alcuna misura specifica.
Per l’altra metà si stima invece una perdita, pari in media a poco più di 1.000 euro annui; in questo caso si tratta di famiglie di lavoratrici a tempo indeterminato madri di due figli che non hanno accesso al bonus di 40 euro (se con reddito superiore a 40 mila euro) o che ne ricavano un beneficio inferiore a quello dell’esonero totale dei contributi, di cui erano destinatarie nel 2024.
In questo caso l’indice di disuguaglianza è diminuito dello 0,01%.
L’adeguamento al costo della vita di importi e relative soglie dell’Assegno Unico per i figli a carico, le modifiche al bonus asilo nido e l’introduzione del bonus nuovi nati comportano, nel complesso, un beneficio medio pari a circa 120 euro annui per oltre sei milioni di famiglie (il 22,6% delle famiglie residenti).
Il miglioramento del reddito è superiore alla media per le famiglie delle fasce centrali della distribuzione (rispettivamente 154 e 192 euro).
In questo caso la riduzione dell’indice è dello 0,03%.
L’indice di disuguaglianza si è ridotto (-0,13 punti) soprattutto grazie alle modifiche a soglie e importi dell’Assegno di Inclusione (Adi) e del Supporto per la Formazione e il Lavoro (Sfl) con un miglioramento del reddito medio disponibile di oltre 1.300 euro annui a beneficio di un milione di famiglie circa (il 3,9% delle famiglie residenti).
La quasi totalità di queste famiglie (92,5%) si colloca nel primo quinto della distribuzione del reddito.
Il guadagno comporta un incremento medio del reddito familiare del 10% circa.
L’aggiornamento degli importi dei bonus sociali per elettricità e gas, valutati congiuntamente all’introduzione del bonus straordinario di 200 euro, ha portato a un aumento medio di 168 euro su base annua dei redditi per il 30% delle famiglie residenti.
Di queste, il 90% ricade nei primi tre quinti della distribuzione del reddito.
«Le modifiche al sistema di tasse e benefici introdotte nel corso del 2025 – sottolinea l’Istat – migliorano l’equità della distribuzione del reddito disponibile delle famiglie misurata dall’indice di Gini che passa dal 31,41% prima degli interventi normativi al 31,17% dopo la loro attuazione».
La ministra del Lavoro, Marina Calderone, ha parlato di politiche che «portano frutti» ricordando che nel 2026 la manovra ha previsto «due miliardi a favore del lavoro», tra cui le risorse per ridurre la tassazione sugli aumenti contrattuali e sui premi di risultato puntando anche sugli accordi di secondo livello.








