Prima dello scoppio del conflitto in Medio Oriente, le previsioni indicavano per le famiglie italiane un risparmio annuo complessivo di circa 212 euro su luce e gas rispetto al 2025 (-12% per la bolletta del gas e -2% per quella dell’elettricità).
Nel secondo trimestre si è però registrato un aumento superiore al 20% per il gas per i clienti in tutela e dell’8,1% sulla luce.
Il costo del conflitto per una famiglia tipo è stimato fra i 500 e i 1.000 euro annui in più rispetto allo scenario di pace.
È la stima elaborata dal centro studi Unimpresa sulla base dei dati di mercato e delle analisi di istituti internazionali relativi all’impatto del conflitto e alla dinamica dei prezzi energetici.
La probabile firma del memorandum d’intesa produrrebbe effetti significativi per l’economia italiana.
In particolare, per le famiglie, il recupero della tendenza al ribasso dei prezzi energetici prevista a inizio 2026 consentirebbe di tornare verso quel risparmio di 212 euro annui che il conflitto ha cancellato, con vantaggi in particolare su benzina, riscaldamento e costo della vita.
Dal punto di vista delle imprese, l’impatto sarebbe strutturale, con effetti rilevanti in materia di costi energetici diretti.
A beneficiarne sarebbero soprattutto i comparti dell’acciaio, della chimica, della ceramica, del vetro e della carta, che hanno assorbito rincari che hanno eroso margini già compromessi da una domanda debole.
Inoltre, vivrebbero un miglioramento anche la logistica, così come le imprese della filiera agro-alimentare e di quella chimica, in virtù dell’aumento dei prezzi dei fertilizzanti azotati.
Sul piano macroeconomico invece, il ritorno alla libera circolazione nello stretto di Hormuz consentirebbe di limitare gli effetti negativi sulla crescita italiana al -0,4% nel 2026, contro scenari peggiori in caso di prolungamento del blocco.
Il pil nazionale tornerebbe invece a crescere, secondo le previsioni, verso l’inizio del prossimo anno.








