Il Green pass sul posto di lavoro? «Una norma pensata e varata forse troppo in fretta». Questa la posizione espressa dal segretario generale Uil Pubblica Amministrazione, Sandro Colombi, in una nota ad una settimana dalla deadline del 15 ottobre. «È probabile che l’impostazione scelta verso gli indecisi del vaccino rischi di ritorcersi a danno di tutti: lavoratori non vaccinati, lavoratori vaccinati e utenza», aggiunge.
«Dal 15 ottobre un numero imprecisato di dipendenti pubblici verrà lasciato a casa senza stipendio, mentre ai loro colleghi vaccinati tornati in presenza toccherà sostenere l’impatto con tutte le attività di routine che riprenderanno a pieno ritmo», dice ancora chiedendo: «non sarebbe più logico se gli uffici potessero contare su tutte le forze in campo per assicurare il massimo delle loro potenzialità? Specie considerando il fatto che gli organici sono ovunque in grave sofferenza a causa delle politiche di tagli al personale perseguite negli ultimi vent’anni?».
«Siccome nessuno, neanche alla Funzione Pubblica, conosce esattamente la geografia professionale dei renitenti al vaccino nella Pubblica Amministrazione, oggi, a una settimana dalla deadline, le amministrazioni non hanno idea di chi, dove, come e per quanto tempo tale personale dovrà essere sostituito. E non siamo affatto sicuri che tutte le figure professionali lasciate a casa senza stipendio siano facilmente rimpiazzabili, soprattutto quelle addette a servizi di particolare rilevanza», dice denunciando la situazione di «strutture talmente malconce sotto il profilo degli organici che l’assenza prolungata anche solo di poche unità potrebbe creare non pochi problemi».
«Una settima fa suggerivamo al governo equilibrio e prudenza sulle decisioni da adottare per rendere operativo il decreto 127. Il tempo per trovare soluzioni condivise c’era. Ora quel tempo si è dimezzato e il rischio che diverse amministrazioni si trovino in emergenza è reale. Nulla ci dispiacerebbe di più, dopo il 15 ottobre, che dover constatare di essere stati buoni profeti», conclude.
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