Perché l’Ue non può perdere la sfida dei vaccini. Prova a spiegarlo Claudio Tito nell’editoriale di Repubblica, ricordando che nell’estate scorsa l’accordo sul Recovery Fund «ha rivoluzionato le abitudini e ha corretto alcuni dei difetti strutturali dell’Unione europea».
«È stata una scelta assunta al confine della disperazione. La Comunità aveva intuito che il collasso economico e sociale provocato dalla pandemia non stava soltanto schiacciando la solidità finanziaria e il benessere di molti Stati membri, ma stava soprattutto sgretolando le fondamenta dell’Ue».
«Il coronavirus – scrive Tito- ne stava intaccando la ragione prima. I partner avevano bisogno di compiere, proprio in quel momento, il salto da unità monetaria a unità solidale. In gioco c’era la sopravvivenza di un progetto non la sua prosecuzione tattica».
«Come in ogni guerra, il nemico più forte può essere battuto con un’alleanza. La globalità del Covid reclamava una risposta sovranazionale. In una parola: europeismo. Quell’emergenza, a sette mesi di distanza, è cambiata nelle sue sembianze esterne. Non nell’essenza. Il profilo medico è diventato ancora più imprescindibile. Perché è la radice che genera tutti i problemi e può essere la base per risolverli tutti».
«Ma senza una soluzione in tempi rapidi, è di nuovo in gioco l’esistenza stessa dell’Unione europea. Se non ci sono i vaccini, non c’è progresso. Se non ci sono i vaccini, la nostra economia non sarà in grado di ripartire. L’immunizzazione della popolazione europea è il vero ed unico nucleo di salvaguardia del progetto europeo».
«La sfida va vinta entro i prossimi mesi, entro giugno. Altrimenti ogni conseguenza sarà imprevedibile, anche sul piano economico. Questa è la missione di Draghi in Italia. Ma è la missione dell’Europa. E in questo senso il presidente del Consiglio italiano sta assumendo un ruolo diverso rispetto al passato. Anche grazie alla sua esperienza alla Bce sta diventando un punto di riferimento in quel consesso».
«Però, appunto, servono atti. L’Ue è allora chiamata, nelle condizioni minime a valutare la sottoscrizione di nuovi contratti con nuovi produttori. Con più garanzie, più velocità, più precisione rispetto alle scelte compiute in precedenza».
«Un intero continente non può sottostare al ricatto di poche aziende. E il diritto alla salute ha una precedenza su quello ai profitti. In questa situazione, come la scorsa estate, e come nella crisi finanziaria del 2012, chi ricopre le massime responsabilità in Europa deve fare quindi tutto quel che serve. Ad ogni costo».








